Da Dubai a Delhi per pulire l’aria dallo smog con filtri alti 100 metri

Si chiama "The Smog Project" ed è una proposta ambiziosa per pulire l'aria in una delle città più inquinate al mondo

Se l’inquinamento è un problema globale, è certamente vero che ci sono città maggiormente esposte alla questione e una di queste è Delhi.

I cittadini della grande metropoli indiana sono in piena crisi smog: alla fine del 2017, la qualità dell’aria era così scarsa che respirare equivaleva a fumare 44 sigarette al giorno. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le città indiane sono tra le 20 città più inquinate a livello globale, in termini di PM2,5, le particelle atmosferiche dette particolato e maggiormente dannose. Nel solo 2016 l’inquinamento atmosferico ha causato quasi 4 milioni di morti ed è collegato a più di 3 milioni di nuovi casi di diabete ogni anno.

Per compattere l’inquinamento sempre più opprimente della metropoli indiana è nato “The Smog Project“, proposto dallo studio di architettura Znera, con base a Dubai. Il progetto è stato selezionato per partecipare al World Architecture Festival 2018 nella categoria “Experimental Future Project” come “proposta che sfida il pensiero convenzionale”. Najmus Chowdhry è l’architetto ideatore del progetto ed è cresciuto a Chandigarh, a 250 km a nord di Delhi: Chowdhry è arrivato a paragonare la capitale indiana ad una “camera a gas”.

Agire sulle cause dello smog è un processo lento e difficile, che potrebbe richiedere diversi decenni per portare a risultati concreti. In più la crescita economica porterà ad un aggravarsi della situazione: entro il 2040 in India si prevede una crescita del 775%, secondo un rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia. Il Progetto prevede la costruzione di un numerose torri, alte quasi 100 metri, in grado di produrre 107 milioni di metri cubi d’aria pulita ogni giorno, per una superficie di 1 km quadrato. Alla base di ogni torre sono posizionati strumenti in grado di aspirare l’aria, che passa quindi attraverso cinque fasi di filtrazione, in grado di intrappolare il particolato causa dell’inquinamento. L’aria viene quindi fatta passare attraverso un filtro fotocatalizzatore per sterilizzare batteri e virus, prima di essere rilasciata nell’atmosfera.

Ciascuna torre viene alimentata da celle di idrogeno solare, disposte in reti esagonali sviluppati come ponti tra una unità e l’altra. L’obiettivo è quello di rendere la rete completamente autosufficiente. Il deposito di particelle di carbonio catturate potrebbe poi essere riutilizzato per produrre calcestruzzo, fertilizzanti, inchiostro o distillare l’acqua. Chowdhry è al momento in trattativa con AirLabs di Copenhagen, una startup specializzata nella tecnologia per l’aria pulita e che secondo Chowdhry potrebbe produrre modelli di simulazione. Znera è però ancora alla ricerca di finanziamenti per lo sviluppo e oltre all’India, nelle prospettive future sono presenti anche gli Emirati Arabi Uniti: Dubai infatti registra una forte concentrazione di polveri disperse, anche a causa del clima poco favorevole.

Sumit Sharma, direttore della divisione Earth Sciences and Climate Change presso l’Istituto per l’energia e le risorse di Nuova Dehli  è però cauto: “Considerando i limiti della tecnologia in termini di copertura dell’area per trattare l’inquinamento atmosferico diffuso nella città di Delhi, questa non è l’unica soluzione su cui dobbiamo fare affidamento. Per miglioramenti a lungo termine e su scala più ampia della qualità dell’aria, sono necessarie misure di mitigazione delle emissioni presso le rispettive fonti” sostiene Sharma.

Dello stesso parere è Pratim Biswas, presidente del Dipartimento di energia, ambiente ed ingegneria chimica presso la Washington University di St.Louis: “Delhi ha bisogno di concentrarsi sull’implementazione di un’efficace tecnologia di controllo dell’inquinamento atmosferico alla fonte”. Biswas è convinto che la filtrazione dell’aria urbana “funzionerebbe in un concetto di tipo quartiere – non in una piena megalopoli”, mettendo in discussione l’economicità del progetto di Znera.
Tuttavia, i filtri ubrani rimangono “una tecnica secondaria, e sarebbe utile per la pulizia dell’aria regionale”. I tempi di lavoro però sono ancora lunghi: Chowdhry stima che un prototipo possa funzionare completamente tra 2-3 anni.

Tutte le grandi creazioni tuttavia nascono da un lungo percorso: attendiamo i risultati.

The Smog Project from Dubai

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