Cosa succede quando il bike sharing fallisce

Oltre 70.000 biciclette abbandonate: è il fallimento del bike sharing in Cina. Cosa c'è dietro, e qual è la situazione in Italia?

Le immagini che arrivano dalla Cina sono impressionanti: migliaia e migliaia di biciclette, tutte uguali, accatastate le une sulle altre, e lasciate a marcire in depositi dimenticati. Non si tratta di bici rubate, ma delle biciclette di società di bike sharing. E testimoniano il fallimento del servizio nel Paese.

Su di un piazzale di proprietà della Didi Chuxing – società di trasporti di Pechino, che ha rivelato parte di quella Bluegogo che era il terzo più grande operatore del mercato, e che è fallito alla fine del 2017 – 70.000 biciclette giacciono accatastate in attesa di una riparazione che non è mai arrivata.

Perché è un vero ottovolante, il bike sharing. Se in alcune città la domanda cresce sempre più, diverse aziende sono costrette a chiudere a causa della forte competizione e dell’instabilità del mercato. E non stiamo parlando di piccole aziende: Bluegogo era un vero colosso che, ad un certo punto, è letteralmente scomparso. Da Internet, dagli store di Apple e Android. E, insieme a lui, sono scomparsi anche i soldi degli utenti: qualche decina di euro per ciascuno, versata come cauzione e ora volatilizzata. 

Cosa succede quando il bike sharing fallisce

Cosa c’è dietro al fallimento di Bluegogo? Tutto un insieme di fattori. Approdata sul mercato nel 2016, l’azienda cinese divenne subito leader nel settore del bike sharing: bastava scaricare l’applicazione sul proprio smartphone per sbloccare una bicicletta. Biciclette che erano 70.000, per un ammontare totale del capitale a rischio di 34 milioni di dollari. Decisa a conquistare anche altri mercati, Bluegogo sbarcò a Sidney e a San Francisco, ma qui fu costretta a rimuovere le sue biciclette perché di intralcio. Intanto, la concorrenza si fece spietata e l’azienda fu costretta a dichiarare bancarotta. Decretando così la fine della sua brevissima vita.

Perché c’è proprio questo alla base del fallimento di molte società di bike sharing: le città non sono pronte ad ospitare un’espansione tanto aggressiva, ci sono ancora diversi dubbi in materia di privacy e sfruttamento dei dati, i servizi sono difficili da gestire e il settore non è regolamentato. Così succede che migliaia e migliaia di biciclette finiscono per essere abbandonate. Come è successo in Cina.

E in Italia? Se nei giorni scorsi l’azienda di Hong Kong Gobee.bike ha annunciato la decisione di lasciare il Paese a seguito dei troppi atti vandalici, l’Italia rimane lo Stato europeo col più alto numero di servizi di bike sharing: 13 milioni di italiani vivono in uno dei 150 comuni in cui il servizio è disponibile. Sono però solamente 40, le città in cui si pone come un vero e proprio servizio di mobilità urbana: molti Comuni hanno deciso di lanciare il servizio di bike sharing solamente per questioni di immagine, o per aderire a bandi nazionali ed europei. E speriamo di riuscire a sfruttare gli aspetti positivi del bike-sharing e di non fare la fine della Cina.

Cosa succede quando il bike sharing fallisce

 

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