Cosa stabilisce l’Accordo di Parigi e chi ha aderito

Scopri cosa prevede l'Accordo di Parigi in termini di cambiamenti climatici e quali sono i Paesi aderenti

Dopo lunghissimi negoziati durati oltre 10 anni, il 12 dicembre del 2015, alla Conferenza di Parigi sul clima (COP21), gli stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) hanno finalmente raggiunto il cosiddetto Accordo di Parigi.

Prima intesa universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, tale Accordo, il cui contenuto è stato negoziato dai rappresentanti di 196 stati, è nato con l’obiettivo di rinforzare la risposta globale alla minaccia posta proprio dai cambiamenti climatici, nell’ambito dello sviluppo sostenibile e degli sforzi finalizzati a eliminare la povertà nel mondo.

Accordo di Parigi: la cronistoria

La firma dell’Accordo di Parigi è arrivata il 22 aprile del 2016, ma l’Unione Europea ha ratificato formalmente l’intesa il 5 ottobre del 2016. In quella data, infatti, i rappresentanti della Presidenza del Consiglio e della Commissione europea hanno depositato la documentazione ufficiale per la ratifica presso il Segretario generale dell’ONU, depositario dell’accordo.

L’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi risale a 30 giorni dopo, cioè al 4 novembre del 2016. Affinché tale intesa entrasse effettivamente in vigore è stato necessario che almeno 55 Paesi in rappresentanza di almeno il 55% delle emissioni mondiali depositassero i loro strumenti di ratifica. La ratifica dell’Italia è arrivata il 27 ottobre del 2016, appena in tempo per l’inizio della COP22 in Marocco.

Il primo incontro delle parti firmatarie dell’Accordo di Parigi si è tenuto proprio in occasione della Conferenza sui cambiamenti climatici dell’ONU tenutasi a Marrakech, in Marocco, dal 7 al 18 novembre 2016.

Chi ha firmato l’Accordo di Parigi il 22 aprile del 2016

I Paesi aderenti che hanno firmato l’Accordo di Parigi il 22 aprile del 2016 sono 175. Tra questi figurano gli Stati Uniti d’America, la Russia, la Cina, le due Coree (Corea del Nord e Corea del Sud), il Giappone, l’Italia, la Francia, la Spagna, la Germania, il Regno Unito e l’Unione Europea.

Nel corso degli anni, poi, in totale sono diventate circa 200 le nazioni che si sono impegnate a ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra tramite l’Accordo di Parigi. Il Nicaragua e la Siria, che nel 2016 si erano rifiutati di firmare l’Accordo di Parigi, lo hanno fatto in un secondo momento nel 2017 (rispettivamente nei mesi di ottobre e novembre).

L’unico governo a essersi (momentaneamente) tirato indietro dall’Accordo di Parigi è stato quello degli Stati Uniti d’America, per decisione dell’allora presidente Donald Trump. L’uscita di scena degli Usa dall’Accordo di Parigi è diventata ufficiale il 4 novembre del 2020.

Poco più di tre mesi dopo, più precisamente il 19 febbraio del 2021, gli Stati Uniti d’America sono però rientrati ufficialmente nell’Accordo di Parigi, su input del nuovo presidente Usa Joe Biden, che ha così mantenuto l’impegno preso nel corso della sua campagna elettorale. Il 20 gennaio del 2021, nello stesso giorno della sua investitura, Joe Biden ha inviato una richiesta all’ONU per rientrare nell’Accordo di Parigi e 30 giorni più tardi l’UNFCCC ha accolto la domanda del presidente americano.

Quali sono gli obiettivi e gli impegni dell’Accordo di Parigi

Come già abbiamo avuto modo di accennare, l’Accordo di Parigi è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici. Tra i principali obiettivi spicca quello di contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, impegnandosi a limitarlo a 1,5°C. L’Accordo di Parigi, più in generale, mira anche a rinforzare la capacità dei vari paesi di affrontare l’impatto determinato dai cambiamenti climatici e a sostenere le nazioni in questo sforzo.

Gli obiettivi specifici dell’Accordo di Parigi sono suddivisi in diverse aree tematiche, che costituiscono gli Elementi Fondamentali dell’intesa raggiunta nel 2015 alla COP21.

Mitigazione: ridurre le emissioni

Allo scopo di ridurre le emissioni, i governi che hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi hanno concordato di:

  • mantenere l’aumento medio della temperatura globale ben al di sotto del valore di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, come obiettivo a lungo termine;
  • puntare a limitare l’aumento medio della temperatura globale a 1,5°C, in modo da ridurre così in maniera significativa i rischi e gli impatti legati ai cambiamenti climatici;
  • fare in modo che le emissioni mondiali raggiungano il livello massimo il prima possibile, pur nella consapevolezza che per i paesi in via di sviluppo servirà più tempo;
  • conseguire successivamente veloci riduzioni con l’ausilio delle migliori conoscenze scientifiche disponibili, allo scopo di raggiungere un equilibrio tra le emissioni e gli assorbimenti nella seconda metà del secolo.

Come contributo agli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi, i vari Paesi hanno presentato i loro piani nazionali con le azioni per il clima (gli NDC, cioè i contributi determinati a livello nazionale).

Trasparenza ed esame della situazione a livello mondiale

Al fine di garantire la massima trasparenza e allo scopo di tenere sotto controllo, nel tempo, la situazione a livello mondiale in relazione ai propri obiettivi, i governi promotori dell’Accordo di Parigi si sono impegnati a:

  • riunirsi ogni 5 anni per analizzare i progressi collettivi nel percorso verso il raggiungimento degli obiettivi a lungo termine e informare i paesi nel caso in cui ci sia la necessità di aggiornare e migliorare i loro contributi determinati a livello nazionale;
  • tenere al corrente sia gli altri Stati membri che l’opinione pubblica su ciò che si sta facendo per realizzare l’azione per il clima;
  • segnalare i progressi che sono stati compiuti in relazione agli impegni assunti con l’Accordo di Parigi tramite un solido sistema alla cui base devono esserci trasparenza e responsabilità.

Adeguamento

In modo da assicurare le giuste risorse per raggiungere gli impegni assunti, i governi che hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi si sono presi l’impegno di:

  • rinforzare la capacità delle società di affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici;
  • fornire ai paesi in via di sviluppo un sostegno continuo e più consistente all’adattamento a livello internazionale.

Perdite e danni

In aggiunta agli obiettivi e agli impegni sopracitati, l’Accordo di Parigi riconosce inoltre:

  • l’importanza di scongiurare, minimizzare e affrontare le perdite e i danni associati all’impatto negativo dei cambiamenti climatici;
  • la necessità di cooperare e migliorare la comprensione, gli interventi e il sostegno in diversi ambiti, come per esempio i sistemi di allarme rapido, la preparazione alle situazioni d’emergenza e l’assicurazione contro i rischi.

Ruolo delle città, delle regioni e degli enti locali

L’Accordo di Parigi riconosce anche il ruolo di quei soggetti che non sono direttamente coinvolti nell’intesa ma che si impegnano allo stesso modo ad affrontare la questione dei cambiamenti climatici, come per esempio le città, gli altri enti a livello subnazionale, la società civile e il settore privato.

Questi soggetti sono invitati a:

  • intensificare gli sforzi e sostenere le iniziative finalizzate a ridurre le emissioni;
  • costruire resilienza e ridurre la vulnerabilità alle conseguenze negative dei cambiamenti climatici;
  • mantenere e promuovere la cooperazione a livello regionale e internazionale.

Supporto

L’Unione Europea e altri Paesi sviluppati, in base a quanto stabilito dall’Accordo di Parigi, continueranno a sostenere l’azione per il clima con l’obiettivo di ridurre le emissioni e migliorare la resilienza agli effetti dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo.

Nell’intesa, gli altri Paesi sono invitati a fornire tale sostegno in maniera volontaria.

I Paesi sviluppati si sono impegnati a mantenere l’obiettivo complessivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 e di estendere tale periodo fino al 2025. Al termine di questo periodo sarà stabilito un nuovo obiettivo che si preannuncia più consistente.

Pacchetto di Katowice

Nel mese di dicembre del 2018, in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (COP24) tenutasi in Polonia, è stato ufficialmente adottato il Pacchetto di Katowice (Katowice Climate Package), cioè il corpus di norme, procedure e orientamenti comuni creato con lo scopo di rendere operativo l’Accordo di Parigi.

La tabella di marcia tracciata dal Pacchetto di Katowice è stata pensata per aiutare i Paesi ad affrontare al meglio il cambiamento climatico, consentendo loro di attuare e riferire riguardo ai loro impegni in maniera “trasparente, completa, comparabile e coerente” e permettendo loro di rinforzare progressivamente i contributi alla lotta contro i cambiamenti climatici, al fine del conseguimento degli obiettivi a lungo termine dell’Accordo di Parigi.

Accordo di Parigi e Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un “programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità” firmato il 25 settembre del 2015 dai governi di 193 Paesi membri dell’ONU (Organizzazione Nazioni Unite).

Tra i 17 specifici Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile identificati dall’Agenda 2030 (all’interno di un più vasto programma d’azione comprensivo in totale di 169 traguardi o target), l’Accordo di Parigi definisce nel dettaglio il sotto-obiettivo 13.2.

Il cambiamento climatico è una sfida globale che sta sconvolgendo le economie nazionali in tutti i continenti. Tale questione necessita di cooperazione e soluzioni condivise a livello internazionale e proprio per questo motivo, nel dicembre del 2015, gli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) hanno raggiunto l’intesa sull’Accordo di Parigi, il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici.

L’Obiettivo 13 dell’Agenda 2030 recita: “Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico”. Più nello specifico, il sotto-obiettivo 13.2 richiede di “integrare le misure di cambiamento climatico nelle politiche, strategie e pianificazione nazionali”.

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