Legno, vetro e pannelli solari: ecco come è fatta la casa ecosostenibile dell’Onu

Progettata dall'Università di Yale e dalle Nazioni Unite, l'Ecological Living Module è la tiny house del momento ecosostenibile

Le tiny house sono ormai conosciute da tutti: abituazioni piccole, curate nei minimi dettagli, compatte e veloci da realizzare, stanno sempre di più guadagnando campo nell’ambito dell’architettura.

Grazie anche alle loro dimensioni compatte, sono adatte ad essere autosufficienti, per chi desidera avere una vita più essenziale, già a partire dalla casa. Una delle dimostrazioni principali è l’Ecological Living Module (ELM): progettata da un gruppo di lavoro composto da ingegneri, architetti e designer della Yale University insieme al programma ambientale delle Nazioni Unite. È grande solo 22 metri quadri, ma può ospitare fino a 4 persone: la casa eco-sostenibile ha numeri (piccoli) da record. Il progetto comprende una cucina, un bagno, una zona pranzo e una zona notte. È alimentata da energie rinnovabili, con il tetto in vetro e le pareti in legno: non solo, sul muro esterno è possibile per chi ci abita coltivare ortaggi e odori da cucina. La mini abitazione possiede anche un sistema per raccogliere la pioggia, un impianto solare, illuminazione naturale, un impianto di purificazione dell’aria, raffreddamento passivo e ventilazione incrociata.

Il progetto prende il via dai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU e lo fa offrendo una casa ecologica, rispettosa delle risorse naturali e con un costo accessibile. L’Ecological Living Module è in mostra nella Plaza Onu a New York. Grey Organschi Architecture ha collaborato al design, compatibile anche con climi estremi: inverni gelidi ed estati molto calde. Il modulo è pensato per New York, ma sono previsti anche moduli appositi per Quito, in Ecuador, e Nairobi, in Kenya.

Erik Solheim, responsabile ambientale delle Nazioni Unite, ha dichiarato: “Abbiamo chiaramente bisogno di più alloggi, ma la cosa fondamentale è che abbiamo anche bisogno di alloggi che siano più intelligenti. Il settore abitativo utilizza il 40% delle risorse totali del pianeta e rappresenta oltre un terzo delle emissioni globali di gas serra. Quindi renderlo più efficiente andrà a beneficio di tutti e significherà anche meno bollette. Innovazioni come l’Ecological Living Module sono ciò di cui abbiamo più bisogno”.

Deborah Berke, preside della Scuola di Architettura di Yale, ha commentato: “L’architettura deve indirizzare la sfida abitativa globale integrando in modo critico i progressi tecnici e scientifici nel campo dell’energia, dell’acqua e dei materiali, restando sensibili alle aspirazioni culturali ed estetiche delle diverse regioni”.

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