Ambiente: una tartaruga su due ha plastica in corpo

L'allarme arriva da un progetto internazionale che ha monitorato gli esemplari di caretta caretta

Mari e oceani sono uno dei migliori indicatori dello stato di inquinamento, ma stando alle ultime notizie, verrebbe da dire che l’obiettivo resta quello di lottare per ripulire un vero e proprio “mare di plastica”.

A poche ore dalla Giornata Mondiale dell’Ambiente 2018 l’Ipsra, centro studi del Ministero dell’Ambiente, ha lanciato un nuovo allarme sullo stato delle acque del Mediterraneo. Il “mare nostrum”, a causa delle sue caratteristiche, è uno dei pochi a non poter contare su un flusso di correnti in grado di ripulire costantemente le acque e i risultati sono ben visibili soprattutto sulle specie animali che abitano il Mediterraneo.

Secondo una ricerca che vede tra i protagonisti proprio il centro italiano, la plastica è uno dei “nemici giurati” del mare e i dati di emergenza ambientale sono facilmente notabili sulla popolazione delle tartarughe. Gli esemplari “caretta caretta”, tartarughe marine largamente diffuse in tutto il mar Mediterraneo, sono state indicate dal progetto “Indicit” come indicatori dello stato delle acque, dal momento che questi esemplari ingeriscono gran parte dei rifiuti.

Inspra e gli altri partner del progetto internazionale Indicit che vede coinvolti anche centri studi di Grecia, Spagna, Francia, Tunisia e Turchia, sottolineano che il 50% delle tartarughe caretta caretta ha ingerito plastica. Al termine di un’analisi complessa durata 12 mesi, sono stati monitorate 611 tartarughe, 187 vive e le restanti rinvenute agonizzanti o prive di vita sulle spiagge. Su tutti gli esemplari analizzati, il 53% aveva ingerito plastica e tra le caretta caretta decedute, 63 su 100 avevano ingerito plastica che aveva provocato danni all’apparato digerente.

La tartaruga ingerisce qualsiasi tipo di plastica, ed è per questo che tra gli esemplari rinvenuti sulle spiagge italiane sono stati ritrovati involucri di snack, tappi, lenze e ami, ma anche cannucce e altri prodotti monouso largamente diffusi in Occidente. L’Unione Europea si è già mossa, proponendo di vietare l’utilizzo di questi prodotti e sulla stessa lunghezza d’onda sono nate diverse iniziative di associazioni e privati per ripulire i mari dalla plastica. La presenza delle plastiche nel Mar Mediterraneo è un indicatore di quanto accade anche negli altri oceani: le correnti marine trascinano i rifiuti che spesso sono ingeriti dalla fauna e questo segnale non può più essere sottovalutato.

Ambiente: una tartaruga su due ha plastica in corpo