Altro che plastic tax, per un’Italia “green” ecco cosa deve cambiare

L'analisi del Ddl fatta dal Wwf nel corso dell’audizione svoltasi alla commissione Bilancio del Senato

Da settimane ormai non si fa che discutere della plastic tax, l’imposta che il Governo ha intenzione di introdurre con la prossima Legge di Bilancio nel 2020. Secondo molti la tassa andrebbe a penalizzare fortemente le industrie che operano nel settore del packaging, già in difficoltà a seguito dell’approvazione delle direttive europee in merito all’eliminazione della plastica monouso.

L’Esecutivo, anche se ha dichiarato di star valutando l’ipotesi di dimezzarla o rinviarla, pare comunque deciso a procedere con l’approvazione della stessa. Sostenendo che si tratta di una tassa volta a disincentivare l’uso della plastica, inoltre, si sta continuando a giustificare la sua introduzione tirando in ballo l’ecosostenibilità e la voglia di rendere l’Italia un paese più “green”.

In merito alle misure annunciate con il Green new deal e a quelle inserite in Manovra in materia di ambiente si è espressa recentemente una delle maggiori associazioni ambientaliste italiane, ovvero il Wwf. L’organizzazione, durante un’audizione svoltasi alla commissione Bilancio del Senato, ha mosso delle osservazioni sulla plastic tax e il Green new deal, parlando anche di messa in sicurezza del territorio, riqualificazione urbana, bonus e agevolazioni dannosi per l’ambiente e la natura, riqualificazione energetica degli edifici e la tassa sui veicoli aziendali inquinanti.

Per quanto riguarda la tassa sulla plastica, il Wwf si trova d’accordo con quanto sostenuto in questi giorni anche da altre associazioni ambientaliste. Per questo motivo, è stato spiegato, occorre introdurre una tassazione differenziata per distinguere gli oggetti riciclabili da quelli non riciclabili e incoraggiare le produzioni virtuose.

Sulle risorse stanziate per il Green new deal (1.688 milioni di euro) l’associazione ha ribadito invece che si tratta sicuramente di “un impegno estremamente rilevante” nella lotta ai cambiamenti climatici ma che, di fatto, “risulta essere sensibilmente diverso da quanto annunciato nel NaDef con riguardo all’istituzione di due fondi di investimento quindicennali da 50 miliardi di euro”.

Una critica aperta è stata poi avanzata per i fondi stanziati per la manutenzione del territorio e per il rischio idrogeologico: “solamente 85 milioni di euro, che risultano oggi assolutamente insufficienti in un Paese, come l’Italia, dove nel 2013 il ministero dell’Ambiente aveva calcolato che fossero necessari 40 miliardi di euro in 15 anni per mettere in sicurezza il nostro territorio”.

Al di là delle tasse approvate e dell’intenzione del Governo di voler cambiare le cose, dunque, l’impegno nei confronti dell’ambiente dovrebbe essere più concreto e mirato. Come il Wwf ha fatto notare in Senato, infatti, mancano interventi volti a valorizzare e tutelare il nostro capitale naturale (mare, aree protette, commercio di specie a rischio, controlli ambientali).

Che gli interventi statali siano ad oggi inadeguati lo si può capire dalla denuncia fatta sempre dall’associazione ambientalista durante l’audizione. Nel disegno della Legge di Bilancio per il 2020 sono stati stanziati soltanto 232 milioni di euro, “equivalenti allo 0,8% dell’ammontare complessivo della manovra” ovvero ad una piccolissima parte di quanto stanziato per altri interventi (che nulla hanno a che fare con l’ambiente).

Inutile dire che, visto come stanno le cose, la strada da fare è ancora lunga e, di certo, non sarà la plastic tax a cambiare le cose. Da diverso tempo ormai movimenti come quelli del Friday For Future continuano a chiedere un impegno concreto ai rappresentanti delle istituzioni nazionali e sovranazionali. Con la Legge di Bilancio 2020, però, l’Italia più che rispondere a questo appello ha solo fatto il primo passo verso quello che sembra essere – ancora – un percorso in salita.

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