Addio petrolio: nella plastica del futuro ci sarà il fruttosio

La scoperta dei ricercatori dell'università del Wisconsin: una sostanza ricavata da zucchero e pannocchie promette di sostituire il petrolio come materia prima

Nella plastica del futuro ci sarà il fruttosio, una soluzione naturale ma soprattutto economica. Lo scrive la rivista scientifica Science riportando i risultati di una ricerca messa a punto nell’università del Wisconsin a Madison.

I ricercatori sono riusciti a individuare una sostanza che consente di trasformare il fruttosio ricavato dal mais a costi molto più bassi del passato, e promette di sostituire il petrolio come materia prima.

“C’è un vero interesse in questa nuova plastica”, ha detto Matthew Kanan, un chimico della Stanford University di Palo Alto, in California, che non è stato coinvolto nella ricerca. “Non solo proviene da risorse rinnovabili, ma è migliore del PET per fissare gas come l’ossigeno e il biossido di carbonio, che è fondamentale per la conservazione dei prodotti alimentari”.

COME FUNZIONA LA NUOVA PLASTICA – La plastica di oggi, il PET (polietilene tereftalato) deriva dal petrolio grezzo che, attraverso il cosiddetto cracking, viene sottoposto a una sorta di scissione delle proprie catene petrolifere fino ad arrivare a molecole con un doppio legame carbone/carbone, la base delle plastiche definite polimeri.
Le bioplastiche funzionano in maniera differente: niente petrolio, e il polimero è fatto di glicole etilenico e un composto chiamato acido furandicarbossilico (FDCA) ricavato dalle biomasse. Quindi è un prodotto ottenuto da materiale organico e non da petrolio, ed è la base per produrre l’alternativa al PET, chiamata PEF (polietilene furandicarbossilato). La vera scoperta dei ricercatori del Wisconsin è il liquido trasparente derivato dalle pannocchie che, grazie anche a un catalizzatore di acido organico, riesce a trasformare il fruttosio – cioè lo zucchero di frutta e verdura – in un precursore dell’FDCA.

MECCANISMO PIU’ GREEN – Secondo Ali Hussain Motagamwala, uno degli autori della ricerca, il nuovo meccanismo per ricavare bioplastica “è molto più green di quello normale”. In primo luogo elimina combustibili fossili dalla produzione, sostituendoli con materiali rinnovabili. Dal punto di vista dell’FDCA, poi, non richiede costosi reattori per attivare la trasformazione del fruttosio.

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