Ecco 5 tessuti del futuro derivati da scarti e rifiuti

Nella moda si stanno diffondendo le fibre ecologiche: sviluppate da scarti alimentari e plastica, sono la risorsa del futuro

Nell’ambito della moda e del tessile, si sta diffondendo già da qualche anno la consapevolezza ecologica: innovazione e ricerca hanno permesso di sviluppare e introdurre sul mercato tessuti “green”.

Tra i filati innovativi, c’è il Bionic Yarn: ecologico e resistente, deriva dalla plastica riciclata, avvolta intorno ad una fibra di poliestere. Le bottiglie utilizzate vengono raccolte, fuse insieme e divise in fibre. Queste vengono poi filate creando quello che viene chiamato “Yarn-core“: attorno ad esso viene avvolto uno strato protettivo finale. Creato da due giovani di New York, è stato distribuito in diverse tipologie: una di queste è un filato morbido ed elegante. È stato ottenuto tramite l’unione di plastica riciclata insieme fibre sintetiche o tessili naturali. Accanto a questo, è presente un filato che deriva totalmente da plastica riciclata, scaldata e filata insieme. Il tessuto è stato lanciato nel 2009 ed è stato utilizzato anche dai grandi marchi della moda per creare capi denim, tute e borse.

Bionic Yarn

Dalla plastica riciclata agli scarti delle arance: Orange Fiber è un filato che proviene dagli scarti dell’industria alimentare, in particolare dagli agrumi. Nel processo di produzione, viene estratta la cellulosa da ciò che rimane delle arance utilizzate per produrre succhi e profumi per ambienti. Viene quindi trasformata in filo per creare abiti. Nata nel 2014, Orange Fiber ha prodotto tessuti composti da acetato di agrumi siciliani e seta: possono essere in pizzo, in tinta unita, ma soprattutto sono utili per smaltire gli scarti vegetali.

Orange Fiber

Sempre dal mondo vegetale, arriva la Soybean Protein Fiber, una fibra tessile derivante dalla soia post-oliatura. Partendo dalla soia distillata e raffinata, viene estratta una proteina sotto forma di liquido. Questo viene sottoposto a polimerizzazione che ne modificano la struttura e in seguito viene cotto per produrre filato. Il materiale ottenuto dalla cottura viene tagliato e termoformato. Gli scarti che derivano dalla produzione della fibra vengono utilizzati come mangime, mentre il tessuto ottenuto risulta morbido, permeabile all’aria e all’umidità.

Soia, ma anche mais per produrre la Corn Fiber, materiale ecologico ottenuto dallo zucchero del mais. Tramite alcune lavorazioni, dallo zucchero di mais, amidi e legumi, si ottiene l’acido poliattico, un polimero che produce tessuti resistenti all’umidità, al calore e traspirante. I residui della lavorazione vengono utilizzati per diventare fertilizzanti. C’è però una negatività: il tessuto risulta delicato e leggermente rigido. Per questo e per la capacità di isolare è indicato per essere utiizzato anche in campo edile, nei cappotti, negli intercapedini interni e nei solai. Nell’abbigliamento, risulta utile per imbottire materassi, cuscini e divani.

Dagli alimenti vegetali ai crostacei il passo è breve: dagli scarti dei gamberi infatti viene estratto il chitosano, che mescolato a fibre come lino, cotone e lana crea un tessuto ecologico. Antiallergico e biodegradabile, il Craybon è permeabile all’aria, assorbe l’umidità e protegge la pelle dalle allergie. È indicato per indumenti intimi, per adulti e bambini, per tessuti medici e materassi.

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