Web tax, la Commissione Ue propone tassa del 3% sui ricavi

Bruxelles ha presentato un piano per obbligare le grandi società di Internet a pagare le tasse dove realizzano i profitti

(Teleborsa) – La Commissione europea ha proposto oggi nuove norme per garantire che le attività delle imprese digitali siano tassate in modo equo e favorevole alla crescita nell’Unione Europea.

Due le proposte legislative distinte presentate oggi dalla Commissione.

La prima consentirebbe agli Stati membri di tassare gli utili generati sul loro territorio, anche nel caso in cui una società non vi abbia una presenza fisica. Con le nuove norme le imprese online contribuirebbero alle finanze pubbliche allo stesso livello delle imprese tradizionali.

Una piattaforma digitale sarà considerata una “presenza digitale” imponibile o una stabile organizzazione virtuale in uno Stato membro se soddisfa uno dei seguenti criteri:

  • supera una soglia di 7 milioni di euro di ricavi annuali in uno Stato membro;
  • ha più di 100 000 utenti in uno Stato membro in un esercizio fiscale;
  • oltre 3 000 contratti commerciali per servizi digitali sono conclusi tra l’impresa e utenti aziendali in un esercizio fiscale.

Le nuove norme cambieranno anche il modo in cui gli utili sono attribuiti agli Stati membri in modo da riflettere meglio le modalità con cui le imprese possono creare valore online: ad esempio, in funzione del luogo in cui l’utente si trova al momento del consumo.

In definitiva, il nuovo sistema garantisce un legame effettivo tra il luogo in cui gli utili sono realizzati e quello in cui sono tassati.

La seconda proposta risponde alle richieste di numerosi Stati membri di istituire un’imposta temporanea da prelevare sulle principali attività digitali, che al momento sfuggono a qualsiasi tipo di imposizione nell’UE.

Questa imposta temporanea garantisce che le attività attualmente non tassate inizieranno a generare un gettito immediato per gli Stati membri. Essa contribuirebbe anche a evitare che alcuni Stati membri adottino misure unilaterali per tassare le attività digitali, il che potrebbe condurre a una molteplicità di risposte nazionali che sarebbe dannosa per il mercato unico.

Questa imposta indiretta si applicherebbe ai ricavi generati da determinate attività digitali che sfuggono completamente al quadro fiscale attuale. Tale sistema si applicherà solo a titolo temporaneo, fino all’attuazione di una riforma globale integrata da meccanismi che limitino la possibilità della doppia imposizione.

L’imposta si applicherà ai ricavi ottenuti dalle attività in cui gli utenti svolgono un ruolo fondamentale nella creazione di valore e che sono i più difficili da quantificare con le norme fiscali attuali, come ad esempio i ricavi:

  • -generati dalla vendita di spazi pubblicitari online;
  • generati da attività di intermediazione digitale che permettono agli utenti di interagire con altri utenti e che possono facilitare la vendita di beni e servizi tra di essi;
  • ottenuti dalla vendita di dati generati da informazioni fornite dagli utenti.

L’imposta sarà riscossa dagli Stati membri in cui si trovano gli utenti e si applicherà solo alle imprese con ricavi annui complessivi a livello mondiale di 750 milioni di euro e ricavi nell’UE di 50 milioni di euro. Questo contribuirà a far sì che le start-up e le scale-up più piccole siano esonerate dall’imposta. Secondo le stime, se sarà applicata a un’aliquota del 3%, l’imposta potrà generare entrate per gli Stati membri dell’ordine di 5 miliardi di euro all’anno.

Le proposte legislative saranno presentate al Consiglio per adozione e al Parlamento europeo per consultazione.

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