Tasse casa e riforma catasto: se i valori salgono, chi ci rimette?

La rivalutazione degli immobili potrebbe avere conseguenze sugli attuali 40 miliardi di tasse pagate dagli italiani sul mattone

A parlare della riforma del catasto è stato proprio il presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso di una conferenza stampa che, subito dopo la sua conclusione, ha fatto registrare l’insofferenza del centrodestra interno alla maggioranza. I timori di Forza Italia e Lega si concentrano su un aumento delle tasse che il premier ha però fin da subito escluso: “Nessuno pagherà di più o di meno e nessuno pagherà per la prima casa”, ha subito ribadito il capo dell’esecutivo in carica – qui tutti i dettagli.

Se le parole di Draghi non sono bastate a rassicurare i partiti, lo si vedrà nel prossimo Consiglio dei Ministri, quando la riforma del catasto dovrebbe essere inserita nella delega sul fisco. Il tema insomma è più che mai attuale.

Se il ventilato rialzo dei valori catastali degli immobili ci sarà, viene da chiedersi, quali saranno i contribuenti a essere maggiormente colpiti?

Chi pagherà una riforma del catasto: le ipotesi di avvocati e commercialisti

Alla domanda ha tentato di rispondere un’analisi di Elexia, che comprende 40 tra commercialisti e avvocati di Roma, Firenze e Milano. La conclusione è che, a rimetterci, nel caso di una riforma catastale, sarebbero soprattutto i cittadini percettori di reddito medio-basso.

In numeri, significa che di 25,8 milioni di italiani possessori di un appartamento, il 68% detiene un reddito inferiore ai 26mila euro annui. Inoltre, 8 su 10, tra coloro che vivono in una casa di proprietà, hanno contratto un mutuo per l’acquisto. Ma a quanto ammontano, attualmente, le tasse sulla casa? E quanto è fondata la paura di un aumento del carico fiscale?

Quanto valgono le tasse sul mattone e quanto è fondato il rischio di un aumento

Secondo la ricognizione dei 40 componenti di Elexia, il cumulo di tasse pagate dagli italiani sull’abitazione di proprietà è pari a 40 miliardi di euro. Introiti, per lo Stato, che potrebbero aumentare se la riforma del catasto vedrà mai la luce: i valori catastali sono infatti la base sulla quale misurare l’Imu su abitazioni di lusso e seconde case e successioni, donazioni e compravendite.

Dopo l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa sono venuti meno 3 miliardi di risorse per lo Stato, mentre valgono 20 dei 40 miliardi totali gli introiti realizzati con l’Imu sulle seconde case e sulle abitazioni di lusso. Qui altri dettagli su cosa potrebbe cambiare, per le abitazioni dopo la prima, nel caso di una rivalutazione.

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