Stralcio cartelle esattoriali, al vaglio un piano da 400 miliardi di euro

Secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Ruffini, ci sono ancora 954 miliardi di tasse non riscosse, di cui 400 miliardi da considerarsi non più esigibili

Da tempo e da più parti si invoca in Italia una riforma fiscale, e una parte importante del “restyling” di un sistema tributario vecchio di quasi 50 anni, secondo quanto è emerso nelle ultime ore, potrebbe essere rappresentato dallo stralcio delle cartelle esattoriali non più esigibili dallo Stato.

Di cosa si è parlato finora

L’idea, in pratica, è quella di cancellare i vecchi debiti degli italiani con il Fisco, iniziativa già attuata in passato con la cancellazione dei debiti inferiori a mille euro. Si è espressa in questo senso Laura Castelli, vice ministra dell’Economia e delle Finanze, in un recente post pubblicato su Facebook. “I tempi sono maturi per una seria riforma fiscale, che con sé porterà un ulteriore abbassamento delle tasse”, ha dichiarato. E ha proseguito: “Ha ragione il Direttore dell’Agenzia delle Entrate quando dice che serve riordinare tutte e norme esistenti in materia tributaria, semplificandole il più possibile”. Quindi, la promessa: “Proseguiremo anche nel lavoro di ‘ripulitura’ del bilancio dello Stato, che ho avviato nel 2018 con lo stralcio delle cartelle, sotto 1.000 euro, che mai sarebbero state riscosse”.

Come potrebbe funzionare

Secondo quanto riportano in queste ore alcune testate nazionali,  il direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Ruffini ha parlato di un piano per ora ipotizzato nella misura di 400 miliardi di euro. Secondo le Entrate, infatti, ci sono in tutto 954 miliardi di euro di tasse ancora da riscuotere, di cui il 40% – 400 miliardi, appunto – sono ormai da considerarsi non più esigibili dallo Stato, e quindi non incassabili.

Nel dettaglio, 153 miliardi sono debiti di soggetti falliti, 119 miliardi legati a persone decedute, 109 miliardi sono crediti verso nullatenenti, mentre per quasi 69 miliardi l’attività di riscossione è sospesa per via di provvedimenti di autotutela emessi dagli enti creditori, in forza di sentenze dell’autorità giudiziaria. E dato che, come ha spiegato Ruffini, anche solo mantenere “in vita” questi crediti inesigibili ha un costo, è meglio procedere con una “ripulitura” del bilancio attraverso la loro cancellazione.

La ricerca di una formula politica

Naturalmente, per farlo servono coperture. Una delle ipotesi al vaglio del Governo sarebbe quella di procedere con una sorta di sanatoria sui crediti completamente inesigibili. Questa soluzione, però, potrebbe essere considerata controversa dalla politica, soprattutto da quelle forze che si sono sempre definite avverse ai “condoni”. Per trasformare l’ipotesi dello stralcio delle cartelle in realtà, insomma, bisognerà superare diverse resistenze e trovare una formula politicamente accettabile.

Dl Rilancio, novità fiscali

In attesa di saperne di più, il contribuenti possono già beneficiare di alcune norme fiscali contenute dal Dl Rilancio (qui lo speciale QuiFinanza). Tra queste ce n’è, ad esempio, una pensata per chi, pur avendo aderito alla rottamazione ter e al saldo e stralcio, non è poi riuscito a pagare le rate in scadenza entro il 31 dicembre 2019. Il Decreto consente quindi di pagare il debito accedendo a una dilazione, attraverso una rateizzazione fino al 10 dicembre 2020. Fino al 31 agosto, invece, sono sospesi i termini per i versamenti derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della Riscossione in scadenza dall’8 marzo. Una proroga di cui molti italiani, però, non hanno usufruito: secondo dati recenti, ad aprile il 59% ha comunque assolto ai suoi doveri fiscali.

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