Riforma del Fisco, il governo Draghi studia due sistemi

Sul tavolo del MEF due schemi possibili per varare la riforma fiscale in Italia

Era tra le priorità nei punti del programma di governo dichiarati da Mario Draghi in occasione del suo insediamento. Dopo i primi provvedimenti dedicati al contrasto degli effetti della crisi provocata dal Covid-19, la riforma del fisco è tornata al centro del lavoro del ministro dell’Economia Daniele Franco sotto l’occhio attento dello stesso premier.

Riforma del Fisco, il governo Draghi studia due sistemi: i modelli

Due i modelli allo studio del MEF: si tratta per il momento soltanto di ipotesi, due punti di riferimento a cui guardare e verso i quali l’esecutivo intende direzionare il timone di una riforma attesa da anni e che favorirebbe anche l’accesso alle risorse messe a disposizione dal NExt Generation Eu, entrambi con gli obiettivi di ridurre il peso fiscale sui redditi Irpef, di stimolare l’aumento del Pil e provocare il calo della disoccupazione. 

Da un parte il modello “a scaglioni”, che contempla tre aliquote, e dall’altra quello “tedesco”, con aliquota unica. Soluzione, quest’ultima in particolare, preferita da Draghi, in quanto sarebbe in grado di fornire al sistema del fisco progressività, senza rinunciare alla semplificazione delle norme e un abbassamento del carico fiscale.

Riforma del Fisco, il governo Draghi studia due sistemi: le differenze

Nelle intenzioni del governo il sistema prescelto per la riforma del fisco dovrà tagliare il prelievo per tutte le fasce di reddito e in particolar modo appianare lo scalino della tassazione sui redditi medi, quello che si presenta scavalcando i 28.000 euro, nello specifico fra i 35.00-45.000 euro dove l’aliquota effettiva raggiunge il 60% superando di oltre 20 punti l’aliquota legale.

Minime le differenze di risultato tra i due sistemi. Sul modello “a scaglioni” si calcolano 19 miliardi di minori entrate e per il modello “tedesco” 20 miliardi in meno, con risorse impegnate rispettivamente per 10 e 11 miliardi.

Il primo provocherebbe un effetto sul PIL reale pari un incremento del +0,727%, mentre il sistema ad aliquota continua un +0,754%.

Riforma del Fisco, il governo Draghi studia due sistemi: il sistema tedesco

Il sistema tedesco non è una novità: anche il precedente governo Conte l’aveva preso in considerazione per la riforma fiscale sulla quale stava lavorando l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

In Germania il sistema di tassazione funziona tramite quattro scaglioni e una maxi aliquota variabile che cresce progressivamente al reddito nella fascia in cui si concentrano la maggior parte dei contribuenti. Questa struttura prevede inoltre una soglia di reddito esente da imposte, una no tax area fissata a 9mila euro.

La declinazione italiana di questo sistema, nelle ipotesi dello scorso esecutivo, avrebbe previsto al posto delle attuali cinque aliquote, una sola aliquota “personalizzata” da calcolare tramite un algoritmo, un “tax calculator”, che assegnerebbe in automatico ad ogni contribuente l’aliquota corrispondente a seconda del reddito imponibile e della categoria di appartenenza.

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