Recovery Plan, che fine fa il Superbonus 110%

Cosa prevede il Recovery Plan di Mario Draghi in merito al Superbonus 110%?

Che fine farà il Superbonus 110%? Marco Travaglio, ospite ieri sera da Lilli Gruber, ha definito il Recovery Plan del Governo Draghi praticamente “uguale” a quello dell’ex Premier Conte, ma con meno interventi green e più misure a favore delle “lobby”. Forse per questo motivo non è un caso che, oggi, lo sconto per gli interventi di efficientamento energetico, introdotto dal dl Rilancio, sia tra le misure più discusse, su cui maggioranza e opposizione si stanno più scontrando.

Tra i piani dell’Esecutivo, comunque, c’è quello di confermare il Superbonus 110% rivedendo però in parte i criteri di riconoscimento. Con la proroga per altri due anni, quindi, come cambierebbe l’agevolazione?

Superbonus 110%: cos’è e come cambia con il Recovery Plan

Il Superbonus 110% è una misura di incentivazione, introdotta dal decreto-legge “Rilancio” del 19 maggio 2020, che punta a rendere più efficienti e più sicure le proprie abitazioni. Il meccanismo del prevede la possibilità di effettuare i lavori a costo zero per tutti i cittadini.

Possono quindi beneficiare del Superbonus le persone fisiche che vivono in condominii, in edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate possedute da un unico proprietario o in comproprietà, in edifici unifamiliari o in unità immobiliari site all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno.

Gli interventi di modifica programmati con il Recovery Plan, come si evince dalla bozza, prevedrebbero:

  • la proroga fino al 2023 dell’agevolazione;
  • dopo il 2021, il riconoscimento del Superbonus alle sole case popolari (come previsto dall’ultima legge di Bilancio);
  • una semplificazione delle procedure e dell’iter burocratico preventivo all’accesso allo sconto.

Procedure più snelle e rapide grazie alle task force del Superbonus

Per rendere tutto questo possibile, oltre allo stanziamento di fondi ad hoc, l’Esecutivo di Mario Draghi pare abbia intenzione di creare delle task force locali che, coordinandosi con il Ministero del Tesoro, possano diventare un supporto per le amministrazioni territoriali, così da rendere moto più efficiente la comunicazione tra cittadini ed enti e ridurre i tempi lunghi della burocrazia.

Si ricorda infatti che, attualmente, per poter godere del Superbonus la prima cosa da fare è verificare con un tecnico quali interventi si possono realizzare. A seconda dell’intervento, come attualmente già previsto, si dovranno ottenere da parte del comune i documenti e le eventuali autorizzazioni per i lavori. Ai fini della certificazione del miglioramento delle due classi energetiche, il tecnico dovrà poi compilare le due attestazioni di prestazione energetica (APE), sia prima che dopo l’esecuzione dei lavori, da allegare all’asseverazione.

Il nuovo sistema delineato dal Recovery Plan, come si legge nel testo, predispone invece “uno schema di governance del Piano che prevede una struttura di coordinamento centrale presso il Ministero dell’Economia. Questa struttura supervisiona l’attuazione del piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione Europea, invio che è subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti. Accanto a questa struttura di coordinamento, agiscono una struttura di valutazione e una struttura di controllo. Le amministrazioni sono invece responsabili dei singoli investimenti e delle singole riforme; inviano i loro rendiconti alla struttura di coordinamento centrale, per garantire le successive richieste di pagamento alla Commissione Europea”.

Superbonus 110%: i nodi da sciogliere

Tra i punti del Recovery Plan su cui maggioranza e opposizione faticano a trovare un accordo vi è quello relativo alla proroga del Superbonus. Non è tanto l’estensione dello stesso ad essere messa in discussione, quanto i termini e le condizioni imposte con dal “nuovo” incentivo.

Per alcuni, infatti, lo sconto – dopo il 2021 – dovrebbe essere riconosciuto a tutti (e non solo alle case popolari). Per poter agire in questo modo, tuttavia, servono 10 miliardi di euro. Fondi che al momento l’Esecutivo non ha predisposto.

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