Partite Iva in rivolta, disastro Covid e tasse da pagare: tutti i dati e le scadenze

Un quadro piuttosto desolante quello che emerge dal secondo trimestre del 2020 pubblicato dal Ministero dell'Economia e delle Finanza. La denuncia di Federcontribuenti

Un quadro piuttosto desolante quello che emerge dal secondo trimestre del 2020 pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanza.

Partite Iva, i dati post-Covid di aprile-giugno 2020

Da aprile a giugno sono state aperte 94.932 nuove partite Iva e, in confronto al corrispondente periodo dello scorso anno, si registra una flessione del 30,7%, evidente conseguenza dell’emergenza sanitaria Covid-19.

Nonostante una nota positiva, e cioè che il calo sfiora il 60% in aprile, mentre si riduce solo al 4% in giugno, segnalando quindi una graduale ripresa, tra i settori principali i maggiori decrementi si notano nelle attività di intrattenimento (-55,1%) e di alloggio e ristorazione (-54,6%). Il commercio registra invece il maggior numero di avviamenti di partite Iva con il 19,2% del totale, seguito dalle attività professionali con il 15,6% e dall’agricoltura (14,7%).

Guardando alla geografia, il 40,8% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 21,3% al Centro e il 37,3% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso mostra il calo maggiore in Valle d’Aosta (-37,5%), quello più contenuto in Molise (-12,9%).

Le scadenze fiscali per le partite Iva

Ma le partite Iva sono in rivolta. Entro il 16 settembre si devono pagare i tributi sospesi a seguito del lockdown Covid, e cioè le due rate di Inps e Inail. Il 12 dicembre ci sarà invece la scadenza dei debiti rateizzati, pena la perdita del diritto alla rateizzazione. Il problema però è proprio questo: la somma dei due a distanza di pochissimo tempo.

Si parla di circa 3mila euro solo per le rate Inps e Inail, a cui, per il 65% delle partite Iva italiane, si sommano proprio i debiti fiscali rateizzati. Totale, circa 6mila euro in media di tasse da versare, in varie forme, al Fisco. Un salasso quasi impossibile da sostenere dopo la crisi che ha duramente colpito i professionisti. “Queste partite Iva devono poter chiedere, sulla base di un nuovo estratto di ruolo, un nuovo consolidamento debiti che risponda alla reale capacità di pagamento di ogni contribuente” attacca Federcontribuenti.

Il reddito medio d’impresa o di lavoro autonomo calcolato con gli ISA 2018 è pari a 33.200 euro per le persone fisiche, che sono il 72,9% di tutte le partite Iva. 45mila euro per le società di persone (3,6%) e 35.200 euro per le società di capitali ed enti (21,4%). Il reddito medio dichiarato dal totale dei contribuenti si attesta a 35.735 euro. Il reddito medio dichiarato nel settore dei professionisti è pari a 53mila euro, seguito dalle manifatture, 43mila euro, dai servizi, 31.300 euro, dal settore del commercio, 25.100, e dall’agricoltura con 6.300 euro.

Cosa chiedono le partite Iva

Le modalità di pagamento delle tasse finora concesse superano la capacità reddituali di più della metà delle attuali partite Iva, spiega l’associazione.

È possibile effettuare i versamenti, senza applicazione di sanzioni e interessi, in ragione del 50% delle somme oggetto di sospensione, in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020, o, suddividere il 50% del saldo in 4 rate da pagare la prima entro il prossimo 16 settembre e la quarta entro il prossimo 16 dicembre, il restante 50% si potrà rateizzare fino a 24 rate con la prima rata da pagare entro da pagare entro il 16 gennaio 2021.

A dicembre si deve pagare il saldo a stralcio della rottamazione ter. Basta una rata non pagata delle tasse sospese o dei debiti rateizzati per non ottenere il DURC e quindi proibire di fatto di lavorare e riscuotere.

Mentre si attende con ansia la riforma dell’anagrafe tributaria (”Struttura primitiva che uccide gli onesti e regala immunità agli evasori fiscali” chiosa Federcontribuenti), si chiede con urgenza un nuovo Dpcm che sospenda le prossime scadenze fiscali per gli autonomi con reddito inferiore ai 30mila euro annui, che preveda un percorso di rientro in linea con la capacità reddituale e che liberalizzi per questa categoria il DURC, senza il quale questi lavoratori non possono né lavorare e né riscuotere.

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