Imposta di successione, tutti contro Letta sullo spauracchio “Patrimoniale”

Il segretario del Pd ripropone nel programma elettorale una tassa sui patrimoni plurimilionari scatenando la bufera politica

Un’imposta di successione sui patrimoni plurimilionari per raccogliere le risorse utili a destinare un bonus per i neo maggiorenni. Enrico Letta rilancia uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale del Pd e viene travolto dalle critiche dei leader di tutto il resto dell’orizzonte politico, che non si fanno pregare e agitano il fantasma della patrimoniale.

Imposta di successione, tutti contro Letta sullo spauracchio patrimoniale: la proposta

In un’intervista al Tg2, in vista delle elezioni politiche in programma il 25 settembre, il segretario del Partito Democratico ha riproposto l’idea di un bonus per i giovani che “ovviamente sarà finanziata con una tassa di successione per i patrimoni plurimilionari.”

“L’altra volta quando ne parlai tutti cominciarono a dire ‘ah, si toccano le successioni!’ – ha ricordato – ma è giusto che chi ha un patrimonio plurimilionario lasci qualcosa alla società e se quel qualcosa viene ridato ai giovani, che oggi sono attanagliati dalla precarietà, credo sia il senso di generazioni che si aiutano”.

Imposta di successione, tutti contro Letta sullo spauracchio patrimoniale: le reazioni

La risposta delle altre forze politiche non si fa attendere. “25 settembre. Chi sceglie il Pd sceglie più tasse, chi sceglie la Lega sceglie la Flat Tax al 15% e la Pace Fiscale. Chi non sceglie, poi non si lamenti. Buona domenica Amici!” scrive il segretario della Lega, Matteo Salvini, su Twitter postando una card in cui si legge: “Letta rispolvera un grande classico della sinistra: la patrimoniale. Chi sceglie il Pd sceglie più tasse” (qui abbiamo parlato delle ipotesi di ombre russe sulle elezioni).

La proposta del segretario del Pd come prevedibile fa saltare dalla sedia tutto il Centrodestra. “Letta lo ammette: la patrimoniale è il pilastro del suo programma – ha dichiarato Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia – Il 25 settembre gli italiani potranno scegliere: votare il Pd che vuole più tasse e colpire i patrimoni, oppure votare Fratelli d’Italia che non vuole più tasse e che si batterà per tutelare chi produce ricchezza e crea lavoro” (qui abbiamo riportato il dibattito nel Centrodestra sull’indicazione del candidato premier).

“Letta persevera, con una coerenza degna di altra causa, sulla tassa di successione per dare una dote ai diciottenni, confermando che la vocazione del Pd è quella del partito delle tasse” afferma in una nota Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia, mentre il coordinatore degli azzurri, Antonio Tajani rilancia: “Noi non siamo come Letta che vuole la patrimoniale. La politica fiscale della sinistra è continuare il vecchio ritornello dell’aumento delle tasse. Su questo ci batteremo per evitare tasse su successione, patrimoniale, case. Basta tasse”.

Ad attaccare Letta sulla proposta sono anche le forze di centro in trattativa con il Pd per un’alleanza per le elezioni alle porte.

Per il segretario di Azione, Carlo Calenda, “ai diciottenni non serve una dote ma un’istruzione di qualità e meno tasse sul lavoro”. L’ex ministro del Mise scrive su Twitter che il suo partito “aveva proposto di concentrare il taglio dello scorso anno sui ragazzi fino a 30 anni. Nessuno, dicasi nessuno, lo ha votato”.

“Da segretario del Pd ho sempre detto no ad aumentare le tasse” ha attaccato invece il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. “Aumentare quella di successione è folle. Si pagano già tante tasse in questo Paese, possiamo almeno morire gratis?” ha dichiarato l’ex premier.

Contro l’ex alleato anche il leader del M5S, Giuseppe Conte, per il quale “il problema giovani non lo risolvi tassando i super ricchi e offrendo una dote ai 18enni, e chi ha compiuto dai 19 in su. I giovani non vogliono una dote, vogliono la speranza per il proprio futuro, vogliono un’opportunità concreta di lavoro, non il lavoro precario di un giorno o una settimana.”