G20, intesa global tax: cosa succede ora e quando in vigore

L'accordo a Roma nel corso del summit. Fortemente voluta da Biden, la mossa vale 60 miliardi di dollari solo per gli Usa

Una svolta storica “per i lavoratori, i contribuenti e le aziende in America”. Sono state le parole della portavoce del presidente degli Stati Uniti Joe Biden sulla minimum tax o global tax, la tassa minima globale sui profitti delle multinazionali. Si tratterebbe, per Jen Psaki, di “più di un’intesa su una tassa, ma qualcosa che riformula le regole dell’economia globale” quindi la prova che Biden sta perseguendo una “politica estera per il ceto medio”.

Il tempismo non è casuale perché i capi di stato e di governo di 20 paesi sono riuniti a Roma proprio in questo momento nel corso del G20. Tra loro anche Biden, che ha messo al primo posto dell’agenda della prima potenza mondiale la minimum tax. L’intesa, non è una novità questa, era già stata trovata in altre sedi internazionali (qui trovate la simulazione di QuiFinanza su quanto costa dormire in uno degli hotel scelti dai leader mondiali).

Quanto è importante, quindi, il nuovo passo in avanti fatto nel corso del G20 di Roma? E a partire da quando sarà effettiva la global tax?

In cosa consiste la global tax e cosa è successo al G20 di Roma

Promossa dal ministro del Tesoro Janet Yellen degli Stati Uniti, la minimum tax prevede una tassazione almeno del 15% sulle multinazionali, che, allo stato attuale, pur facendo profitti in tutto il mondo, spostano la sede fiscale lì dove trovano il trattamento più di favore – qui tutto quello che c’è da sapere sulla misura.

L’intesa era stata trovata già in sede di G7, quindi sottoscritta in sede Ocse – qui tutti i dettagli su questo passaggio, – dove sono rappresentati 136 paesi, quindi, oggi 30 ottobre 2021, è stata ulteriormente confermata dai leader del G20, rappresentativi di una fetta pari all’80% del prodotto interno lordo mondiale.

Quando entra in vigore la minimum tax sulle multinazionali e quanto vale

La minimum tax dovrà entrare in vigore, in base all’intesa, entro il 2023 e riguarderà le compagnie con entrate superiori ai 20 miliardi di euro. Sono circa 100 le aziende che rispettano questo requisito e che dovranno quindi aspettarsi la stangata. Solo per gli Stati Uniti, il provvedimento varrà un totale di 60 miliardi di euro aggiuntivi all’anno. Soldi che, nei piani di Biden, serviranno a finanziare un piano di infrastrutture pubbliche.

Un passaggio antecedente all’entrata in vigore del 2023 e assolutamente non scontato è sulle spalle dei singoli paesi: si tratta di trasformare un accordo per il momento soltanto formale in legislazioni vere e proprie. Sarà allora che ci si dovranno attendere sorprese.

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