Fattura elettronica, estensione dell’obbligo: quali categorie potrebbero rientrare

Le ipotesi sulle attività attualmente escluse dall'obbligo di fattura elettronica ma che potrebbero essere interessate dalla misura

Complici gli ottimi risultati dimostrati a partire dal 2019 come strumento nelle mani del Fisco, l’ipotesi di un’allargamento dell’obbligo di fattura elettronica si fa sempre più concreta e potrebbe coinvolgere diverse categorie di soggetti tuttora escluse.

Fattura elettronica, estensione dell’obbligo: la misura

La misura introdotta dal governo Conte II si è dimostrata particolarmente efficace nel permettere all’Agenzia delle Entrate di incrementare la propria capacità di controllo su soggetti ad elevato rischio evasione, consentendo la verifica incrociata delle operazioni con l’IVA.

Tanto da portare il governo Draghi a fare richiesta di proroga fino al 2024 all’Unione europea della Decisione di esecuzione UE 2018/593 del Consiglio del 16 aprile 2018, che dava il via libera all’uso in Italia della fattura elettronica (ne avevamo parlato qui).

Nel primo anno sono stati oltre 4 milioni i contribuenti italiani a fare uso del documento digitale, per un ammontare di oltre 2 miliardi di fatture.

Ad essere esclusi dall’obbligo all’epoca dell’applicazione della misura, tante attività con un ordine di ricavi e compensi inferiori ai 65mila euro, oltre agli operatori sanitari per una questione di riservatezza sui dati sensibili da indicare, come codice fiscale del paziente e descrizione della prestazione ricevuta, sui quali il Garante della Privacy non ha dato il via libera.

Fattura elettronica, estensione dell’obbligo: quali categorie potrebbero essere interessate

Ad oggi le stime dell’Agenzia delle Entrate considerano circa 2,2 milioni i contribuenti esclusi dall’obbligo di fatturazione elettronica e che potrebbero rientrare dall’allargamento della misura (qui le ipotesi sull’obbligo ai forfettari).

Queste le categorie che potrebbero essere interessate:

  • gli operatori del settore sanitario;
  • imprese o lavoratori autonomi che rientrano nel regime di vantaggio;
  • imprese o lavoratori autonomi che rientrano nel regime forfettario;
  • piccoli produttori agricoli;
  • società sportive dilettantistiche;
  • soggetti non residenti in Italia che effettuano o ricevono operazioni

Restano però diversi i nodi da risolvere per rendere lo strumento effettivamente efficace. Primo tra tutti la differenza di accessibilità alla rete e alla tecnologia che esiste tra le diverse zone d’Italia, con difficoltà maggiore di beneficiare di infrastrutture informatiche adatte riguardo a una parte del Paese.

Inoltre sarebbero da superare le tempistiche di compilazione, invio e controllo dell’esito della fattura elettronica, oltre alle problematiche legate alla mancanza di adattabilità al documento che portano a un aumento dei costi sulla gestione dell’intero processo amministrativo.

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