Dichiarazione dei redditi integrativa entro il 31 dicembre, attenzione alle sanzioni

Entro la fine dell’anno è possibile presentare la dichiarazione dei redditi integrativa, ma occhio alle sanzioni

Come ogni anno, ai contribuenti viene riconosciuta la possibilità di procedere, qualora fosse necessario, con la presentazione della dichiarazione dei redditi integrativa. Chi ha commesso errori nel denunciare la propria posizione al Fisco, quindi, potrà ravvedersi anche quest’anno, entro il 31 dicembre. L’integrazione, però, in alcuni casi espone a specifiche sanzioni, vediamo quali.

Omessa o tardiva presentazione dichiarazione dei redditi: quando scatta la sanzione

Come precisato recentemente dall’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 82/E del 2020, il decreto legislativo 158/2020 all’art. 16 (comma 1, lett. c, n.3), rubricato “Criteri di determinazione della sanzione”, ha introdotto nell’articolo 7 del d.lgs. n. 472/1997 il comma 4-bis, ai sensi del quale “salvo quanto diversamente disposto da singole leggi di riferimento, in caso di presentazione di una dichiarazione o di una denuncia entro trenta giorni dalla scadenza del relativo termine, la sanzione è ridotta della metà”.

Tale previsione, però, ha carattere generale, in quanto si applica ai soli casi non espressamente disciplinati dalle singole disposizioni di settore e, di conseguenza, è applicabile in via residuale, nelle sole ipotesi in cui non sussistano disposizioni volte a disciplinare il ritardo nella presentazione di dichiarazioni o denunce.

Nel caso di:

  • iscritti agli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro;
  • iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria;
  • associazioni sindacali di categoria tra imprenditori, nonché quelle che associano soggetti appartenenti a minoranze etnico-linguistiche;
  • centri di assistenza fiscale per le imprese e per i lavoratori dipendenti e pensionati;
  • altri incaricati individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

La tardiva o omessa presentazione della dichiarazione dei redditi è punita con sanzione amministrativa da 516,46 euro a 5.164,57 euro.

Inoltre, mancando in questi casi una precisa normativa attenuante, in caso di inoltro della dichiarazione, da parte dei soggetti incaricati della presentazione in via telematica, oltre il termine normativamente previsto, la specifica sanzione a carico dell’intermediario può essere ridotta alla metà se lo stesso provvede a trasmettere la stessa dichiarazione con un ritardo non superiore a trenta giorni.

Dichiarazione dei redditi tardiva: quando non scatta la sanzione

Nella sua Risoluzione, L’Agenzia delle Entrate ha anche specificato che: “Solo la presentazione di una dichiarazione integrativa interamente a favore del contribuente non è soggetta ad alcuna sanzione“. Mentre: “È dovuta la sanzione amministrativa da 250 euro a 2.000 euro qualora la dichiarazione integrativa sia presentata per correggere errori od omissioni sia a favore che a sfavore del contribuente ed il risultato finale della stessa sia comunque rappresentato da un maggior credito”.

L’AE, infine, ha precisato che non è possibile procedere alla compensazione tra eccedenze d’imposta a credito e a debito emergenti, contestualmente, da una dichiarazione omessa. Il recupero dell’eccedenza a credito, infatti, è consentito previo riscontro da parte dell’Amministrazione Finanziaria dell’effettività sostanziale della stessa. Per questo motivo, per esempio, può essere richiesto al contribuente di produrre la documentazione contabile ed extracontabile necessaria al suddetto riscontro.

Dichiarazione dei redditi integrativa, quando va presentata

Per quanto riguarda il termine ultimo di presentazione della dichiarazione dei redditi integrativa, come stabilito dal legislatore, sia in caso di integrazione a favore che a sfavore, il contribuente ha tempo cinque anni per ravvedersi.

Dove per integrazione “a sfavore” si intende la correzioni di errori o la denuncia di dati omessi che comporta un maggiore debito di imposta o minor credito, mentre per integrazione “a favore” si intende il ravvedimento del contribuente che si accorge di aver indicato oneri detraibili o deducibili non spettanti e/o di averlo fatto in modo sbagliato, riportando redditi in misura maggiore rispetto a quelli effettivi (dalla correzione quindi emergerà un maggior credito di imposta o un minor debito).

Nello specifico, secondo la disposizioni attualmente vigenti, una dichiarazione integrativa può essere presentata entro il 31 dicembre del 5° anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione da correggere.

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