Dl Sostegni, chi viene escluso dal condono del governo Draghi: i punti critici

La pace fiscale del governo di Mario Draghi ha ricevuto critiche anche dagli stessi partiti di maggioranza a causa delle modifiche al decreto Sostegni prima del Consiglio dei Ministri in cui è stato approvato

La pace fiscale prevista dal governo Draghi non piace ai partiti che formano l’ampia maggioranza che sostiene l’esecutivo. L’animato Consiglio dei Ministri del 19 marzo potrebbe aver anticipato una dura battaglia che si trasferirà presto al Parlamento. Da una parta Lega e Forza Italia chiedono un condono più inclusivo, dall’altra il Partito Democratico sembrerebbe rifiutare ulteriori modifiche alla misura. Il dibattito non riguarda pure posizioni ideologiche, ma gli effettivi benefici alle casse dello Stato o alle tasche dei contribuenti che hanno un debito con l’Agenzia delle Entrate, oltre a una valutazione dei costi e dei rischi connessi.

Dl Sostegni, via al condono: niente più stralcio delle cartelle fino al 2015

Il decreto Sostegni approvato in Cdm stralcia 16 milioni di cartelle, e dunque l’imposta non pagata, gli interessi e le sanzioni, degli anni che vanno dal 2000 al 2010. Le bozze del dl estendevano il condono ai fascicoli fino al 2015, per un totale di 61 milioni di atti. La revisione del documento da parte di Palazzo Chigi, viste le polemiche nate a monte del Consiglio dei Ministri, esclude dunque dalla sanataria quasi 3 cartelle su 4.

Anticipando il periodo di cinque anni, infatti, il raggio d’azione della nuova pace fiscale viene ristretto drasticamente, lasciando fuori il 74% delle cartelle inizialmente previste.

Dl Sostegni, via al condono: nuovo limite di reddito oltre i 30 mila euro

Per la rottomazione è stato inserito un limite di reddito di 30 mila euro per l’anno fiscale 2019 per i contribuenti morosi. Lo scoglio è stato introdotto per non aprire le porte del condono ai più abbienti. Tuttavia una simulazione condotta dal Fisco su un campione di 3 milioni di persone con vecchi debiti iscritti al ruolo, ha mostrato che con quel valore massimo di reddito verrebbe escluso solo il 17% dei contribuenti potenzialmente interessati.

Di 3 milioni di debitori ipotetici 2,49 avrebbero avuto comunque accesso alla pace fiscale, e l’operazione reale riguarda molti più cittadini. Per questo più parti politiche hanno criticato l’introduzione della soglia come una pura manovra retorica e populista, con effetti pratici ridotti e spreco di risorse e tempo per effettuare le dovute verifiche.

Dl Sostegni, via al condono: i punti criticati dai

Tra gli altri punti che scatenano perplessità sul dl Sostegni, c’è pure il fatto che dovrebbero essere stralciati anche i debiti superiori a 5 mila euro se divisi in più ruoli, ad esempio nei casi in cui un contribuente non abbia pagato più imposte contemporaneamente. Non dovrebbero in nessun caso entrare nella manovra multe e sanzioni per condanne penali, danni erariali e i recuperi di aiuti di Stato.

Per sapere con più certezza quali ruoli entreranno effettivamente a fare parte del condono previsto dal governo Draghi bisogna aspettare il decreto attuativo. Chi ha un debito con l’Agenzia delle Entrate può tuttavia sfruttare lo stop alla riscossione, che dovrebbe essere prorogato ulteriormente oltre il 30 aprile, data del termine generale già previsto.

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