730, avviati controlli di fine anno: cosa rischiano Caf e professionisti

Modello 730, al via i controlli formale delle dichiarazioni presentate da Caf, professionisti e sostituti d'imposta

Come ogni anno, gli uffici periferici dell’amministrazione finanziaria precederanno al controllo formale delle dichiarazioni dai contribuenti e dai sostituti d’imposta “sulla base dei criteri selettivi fissati dal Ministro delle finanze” e “tenendo anche conto di specifiche analisi del rischio di evasione e delle capacità operative dei medesimi uffici”. Non si tratta di una novità, ma di un meccanismo di verifica introdotto dal DPR n. 600/1973, cui disciplina specifica è contenuta all’articolo 36 ter dello stesso decreto.

I controlli vengono effettuati entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione, il che vuol dire che quest’anno riguarderanno prettamente le dichiarazioni 730 del 2019. Ma cosa rischiano, in concreto, Caf e professionisti? 

Modello 730, al via i controlli dell’Agenzia delle Entrate: cosa si rischia

Nel portare avanti gli accertamenti in ambito di imposte sui redditi, compresi quelli relativi al 730, gli uffici dell’Agenzia delle Entrate possono:

  • escludere in tutto o in parte lo scomputo delle ritenute d’acconto non risultanti in misura inferiore dalle dichiarazioni dei sostituti d’imposta, da quelle presentate tramite una banca o di un ufficio dell’Ente poste italiane (convenzionati) o dalle certificazioni richieste ai contribuenti oppure ancora dalle dichiarazioni presentate dei contribuenti stessi;
  • escludere in tutto o in parte le detrazioni d’imposta non spettanti in base ai documenti richiesti ai contribuenti;
  • escludere in tutto o in parte le deduzioni dal reddito non spettanti in base alle norme vigenti;
  • liquidare una maggiore imposta sul reddito delle persone fisiche e maggiori contributi dovuti sull’ammontare complessivo dei redditi risultanti da più dichiarazioni o certificati, presentati per lo stesso anno dal medesimo contribuente;
  • correggere gli errori materiali e di calcolo commessi nelle dichiarazioni dei sostituti d’imposta.

Tali correzioni, va detto, possono anche riconoscere importi maggiori al contribuente dopo la verifica e, per esempio, individuare crediti d’imposta spettanti in base ai dati emersi dalle dichiarazioni e dai documenti richiesti.

Controlli di fine anno: cosa fare in caso di segnalazione di errori nel 730

Una volta avviati i controlli, qualora dovessero risultare delle inesattezze, il contribuente o il sostituto d’imposta (o il Caf – professionista che li rappresenta) sono invitati, anche telefonicamente o in forma scritta o telematica, a fornire chiarimenti in ordine ai dati contenuti nella dichiarazione contestata e a eseguire o trasmettere ricevute di versamento e altri documenti non allegati alla dichiarazione o difformi.

Ai contribuenti non saranno richiesti documenti relativi a informazioni disponibili nell’anagrafe tributaria o a dati trasmessi da parte di soggetti terzi in ottemperanza a obblighi dichiarativi, certificativi o comunicativi. Tale eccezione però non vale se la richiesta riguarda la verifica della sussistenza di requisiti soggettivi che non emergono dalle informazioni presenti nella stessa anagrafe o di elementi di informazione già in possesso dell’amministrazione finanziaria ma non conformi a quelli dichiarati dal contribuente. In tutti gli altri casi, eventuali richieste di documenti effettuate dall’amministrazione per dati già in suo possesso saranno considerate inefficaci.

A questo punto, l’esito del controllo formale viene comunicato al contribuente o al sostituto d’imposta (o al Caf o consulente che li ha seguiti) con l’indicazione dei motivi che hanno dato luogo alla rettifica di:

  • imponibili di imposte e ritenute alla fonte;
  • contributi e premi dichiarati.

Entro trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione è comunque consentito segnalare eventuali dati ed elementi non considerati o valutati erroneamente in sede di controllo formale.

Verifiche 730: cosa rischiano Caf e professionisti

Come riportato all’art. 7 bis del decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019, che ha modificato quanto previsto dal dl 241/1997 all’art. 39, ai soggetti abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni e del modello 730, coloro i quali rilasciano su richiesta dei contribuenti il visto di conformità, in caso di asseverazione infedele si applica una sanzione amministrativa cui importo varia dai 258 ai 2.582 euro.

Se si è in presenza di ripetute violazioni o di violazioni particolarmente gravi è disposta a carico di Caf e professionisti la sospensione dalla facoltà di rilasciare il visto di conformità e l’asseverazione, per un periodo da uno a tre anni. Inoltre, qualora si siano verificate ripetute violazioni commesse successivamente al periodo di sospensione, è disposta l’inibizione dalla facoltà di rilasciare il visto di conformità e l’asseverazione.

Va detto infine che, per le presentazioni di dichiarazioni precompilate (qui i dati che vanno riportati)  anche con modifiche effettuate mediante Caf o professionista, il controllo formale riguarderà anche i dati relativi agli oneri, forniti da soggetti terzi, indicati nella dichiarazione stessa. Resta fermo e a carico del contribuente il pagamento delle maggiori imposte e degli interessi. Il controllo della sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto alle detrazioni, alle deduzioni e alle agevolazioni (qui tutte le spese ammesse) sarà infatti effettuato nei confronti del contribuente.

Ravvedimento operoso dopo verifiche 730: come pagare di meno in caso di sanzioni

Il Centro di assistenza fiscale o il professionista possono comunque trasmettere una dichiarazione rettificativa del contribuente o, se il
contribuente non intende presentare la nuova dichiarazione, trasmettere una comunicazione dei dati relativi alla rettifica. In tal caso la somma dovuta è ridotta, grazie allo strumento di ravvedimento operoso (art. 13, decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472).

Vi abbiamo spiegato qui come funziona in caso di reati fiscali, ma in linea generale bisogna sapere che la sanzione viene ridotta – a meno che la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento – per importi pari a:

  • un ottavo del minimo nei casi di mancato pagamento del tributo o di un acconto, se esso viene eseguito nel termine di trenta giorni dalla data della sua commissione;
  • un ottavo del minimo nei casi di omissione o di errore non incidenti sulla determinazione e sul pagamento del tributo, se la regolarizzazione avviene entro tre mesi dall’omissione o dall’errore;
  • un sesto del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione e sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore;
  • un ottavo del minimo di quella prevista per l’omissione della presentazione della dichiarazione, se questa viene presentata con ritardo non superiore a trenta giorni.

Il pagamento della sanzione ridotta deve essere eseguito contestualmente alla regolarizzazione del pagamento del tributo o della differenza, quando dovuti, nonché al pagamento degli interessi moratori calcolati al tasso legale con maturazione giorno per giorno.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

730, avviati controlli di fine anno: cosa rischiano Caf e professionis...