Trasferirsi all’estero, come superare i controlli del Fisco

Consigli utili per evitare controlli fiscali dopo la dichiarazione di trasferimento all'estero

Decidere di trasferirsi all’estero potrebbe comportare serrati controlli da parte del Fisco. Ecco i campanelli d’allarme da non far scattare.

Decidere di trasferirsi all’estero può di certo aiutare a sopportare un peso fiscale inferiore, a seconda del Paese selezionato. È bene sapere però che il Fisco compie regolari controlli in merito, così da verificare le effettive residenze all’estero. Una scelta del genere dovrà dunque comportare un effettivo trasferimento, oltre al rispetto di alcuni requisiti per evitare situazioni spiacevoli sul fronte fiscale.

Per essere realmente considerati residenti all’estero dal Governo italiano, e nello specifico dal Fisco, sarà necessario procedere all’iscrizione all’AIRE. Si ricorda inoltre come sia assoluta responsabilità del richiedente la verifica della buona riuscita dell’iscrizione.

Più della metà dell’anno solare dovrà essere trascorsa fuori dai confini italiani e, in caso di verifica, si dovrà essere in grado di dimostrarlo. Inoltre i propri interessi dovranno effettivamente essere trasferiti all’estero e, anche in questo caso, sarà richiesta la produzione di prove.

L’ultimo punto è senza dubbio il più difficile da dimostrare ma, al fine d’avere ottime chance di riuscita positiva dell’operazione, ecco alcuni consigli utili da dover seguire. Se il trasferimento è reale, sarebbe bene evitare case intestate in Italia, forniture, bollette, conto corrente, carte di credito, partita Iva e quote societarie a proprio nome.

Tali condizioni non sono di certo una prova di falsa residenza, ma rappresentano un campanello d’allarme per il Fisco. Più spie si accendono, maggiore sarà il sospetto del Governo, che potrebbe decidere di aprire un fascicolo a mettere in dubbio l’effettiva dichiarazione dell’utente.

Qualora l’unico legame con l’Italia sia rappresentato dalla propria abitazione, messa o meno in vendita, e se i consumi della stessa indicati dalle bollette rientrino nella soglia dei 2Kw ogni tre anni, allora non ci sarà nulla da temere (in teoria). In caso contrario invece sarebbe bene attendere qualche comunicazione ufficiale.

Le principali prove da poter utilizzare contro l’utente sono però i suoi dispositivi personali, ovvero quelli in grado di registrarne gli spostamenti. Il riferimento è ovviamente agli smartphone, ai quali però occorre aggiungere anche i telepass. Facile, attraverso questi, riscontrare spostamenti sospetti, che vadano a inficiare la regolarità della dichiarazione di trasferimento all’estero.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Trasferirsi all’estero, come superare i controlli del Fisco