Terremoto: perché aziende e cittadini dovranno restituire le tasse non versate

Il 15 ottobre le vittime del terremodo del centro Italia dovrebbero restituire in un'unica tranche le tasse non pagate tra giugno e ottobre

Si torna a parlare dei terremotati del Centro Italia. E, purtroppo, le notizie non sono delle più positive per le vittime del sisma che ha colpito alcuni comuni del Lazio, dell’Umbria e delle Marche tra l’agosto 2016 e il gennaio 2017.

Come accade in queste occasioni, infatti, lo Stato interviene fornendo diverse misure di supporto (come il Sismabonus, ad esempio) agli sfollati e alle aziende che insistono all’interno del “cratere sismico”. Oltre alle operazioni di consolidamento degli edifici rimasti in piedi, alla rimozione delle macerie e alla costruzione di nuove soluzioni abitative,  lo Stato sospende il pagamento di ogni tipo d’imposta, dall’IRPEF all’IRAP fino ad arrivare ai contributi previdenziali. Questo tipo di intervento viene definito come “busta paga pesante“, dal momento che il contribuente percepisce il loro del proprio stipendio e non il netto.

La ratio di questa decisione, attuata anche in occasione di altri eventi sismici che hanno colpito il nostro Paese, è chiara. Consentire ad aziende e cittadini di avere maggiori introiti per periodi di tempo più o meno lunghi (si va da un minimo di 12 mesi a crescere) e favorire così la ripresa del tessuto economico dell’area colpita dal terremoto. Come detto, però, si tratta di una sospensione e non di una cancellazione delle imposte. Ciò vuol dire che, terminato il periodo di sospensione, i contribuenti dovranno pagare il dovuto secondo piani di rientro di diversi anni.

Cosa, però, che sembra non essere accaduta per i terremotati del Centro Italia. Il prossimo 15 ottobre, infatti, scatta la data di restituzione della prima tranche delle tasse non pagate e molti contribuenti si ritroveranno nella condizione di dover pagare senza rateizzazione gli importi per i mesi di giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre. Cinque mesi in un’unica rata. “Una vera e propria follia”, secondo i portavoce del Coordinamento dei comitati del terremoto centro Italia.

“E’ a tutti evidente – si legge nella nota del Coordinamento – che nel cratere non vi è né ricostruzione né ripresa economica, e viste  le tante difficoltà che nel vissuto quotidiano ci troviamo a dover affrontare dopo tre anni dal sisma”, i comitati chiedono al Presidente Conte “un tavolo risolutivo sulla problematica della restituzione della busta paga pesante, confidando che sia l’ultima volta che le scadenze e il tema vengano trattati in urgenza a ridosso dei termini”.

Il Coordinamento, inoltre, chiede che lo stesso trattamento riservato alle vittime di altri eventi sismici venga adottato anche nei loro confronti, garantendo così una sostanziale decurtazione del totale da restituire.

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