Tasse sulle vacanze attiva in 650 Comuni italiani. Roma in pole per gettito con 125 milioni di euro

Lo scorso anno dalla tassa di soggiorno un tesoretto da 430 milioni di euro

(Teleborsa) Le vacanze fruttano ai Comuni italiani oltre 430 milioni di euro all’anno (+20% in due anni), un “tesoretto” destinato a finanziare interventi in materia di turismo, di manutenzione, fruizione e recupero di beni culturali e ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali. E’ quanto emerge da uno studio della UIL  che ha messo sotto la lente la tassa di soggiorno in un approfondimento del suo “servizio politiche territoriali” su diffusione e incassi della “tassa facoltativa” a carico di chi alloggia nelle strutture ricettive di località turistiche o città d’arte.

Sono saliti a 650, ad oggi, i Comuni che applicano una imposta di soggiorno (o, nel caso delle isole, una imposta di sbarco): ad applicarla quest’anno è il 14% in più dei Comuni che già lo facevano nel 2014. Lo strumento, lanciato a Roma nel 2010 tra le misure per ripianare il deficit comunale e, poi, introdotto strutturalmente e per tutti i comuni l’anno successivo, vede ancora la Capitale nettamente in testa per incassi: il gettito 2015 per Roma è stato infatti superiore ai 123 milioni di euro. Segue Milano, che incassato però quasi la metà: 61 milioni. Poi Venezia (27,5 milioni), Firenze (26,7 milioni), Rimini (7 milioni), Torino (5,9 milioni), Napoli (4,5 milioni).

Come funziona? L’imposta di soggiorno può essere applicata da 10 centesimi a un massimo di 5 euro per notte di soggiorno (fa eccezione Roma dove l’imposta può arrivare a 10 euro per notte); mentre la tariffa per la tassa di sbarco sulle isole minori è di 1,50 euro a persona. Il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, di manutenzione, fruizione e recupero di beni culturali e ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali. Le modalità di applicazione sono diverse e vanno dal versamento di un importo fisso a un importo variabile a seconda delle stelle della struttura. La maggioranza dei comuni ha scelto di diversificare le tariffe in base alle “stelle” attribuite alle strutture. Si paga per una o più notti in albergo, ma anche campeggi, bed&breakfast e agriturismi sono toccati dall’imposta.

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