“Tasse su ricchezze e immobili”. Il FMI detta la linea al nuovo governo

La priorità per il nostro Paese, secondo il Fiscal Monitor del Fondo Monetario, è il risanamento dei conti pubblici. Necessario l'avvio di un consolidamento fiscale credibile e ambizioso per porre il debito su un solido percorso discendente.

Mentre nei palazzi della politica il presidente della Repubblica è in cerca di una possibile architettura di governo, continuano a giungere messaggi interessati a quello che sarà il nuovo esecutivo. Dopo le esternazioni immediatamente successive all’esito elettorale del 4 marzo scorso, il Fondo Monetario Internazionale torna alla carica precisando che per il nostro paese “la priorità dovrebbe essere l’avvio di un consolidamento fiscale credibile e ambizioso per porre il debito su un solido percorso discendente”.

Detassare il lavoro, tassare immobili e patrimoni
Nel proprio Fiscal Monitor Il FMI sottolinea che per il nostro paese “la priorità dovrebbe essere l’avvio di un consolidamento fiscale credibile e ambizioso per porre il debito su un solido percorso discendente”. La base di questo processo dovrebbe essere – aggiunge il fondo – “il taglio della spesa primaria corrente, ll sostegno alle fasce più deboli, l’aumento degli investimenti e la riduzione del carico fiscale sul lavoro, con un ampliamento della base imponibile e uno spostamento” verso la tassazione delle ricchezze e degli immobili e dei consumi.

Nel dettaglio, i tecnici di Washington stimano che il rapporto tra debito e Pil nel nostro Paese calerà al 129,7% nel 2018 e al 127,5% nel 20120, per poi scemare ulteriormente fino al 116,6% nel 2023. Il rapporto tra deficit Pil è invece previsto scendere all’1,6% quest’anno e allo 0,9% il prossimo, fino al raggiungimento del pareggio fissato al 2021. L’avanzo primario salirà all’1,9% nel 2018 e al 2,5% nel 2019, con la spesa pubblica che si ridurrà al 48,2% quest’anno per poi risalire al 48,4% il prossimo e le entrate che passeranno dal 46,7 al 47,5%.

Deficit
Il Fondo sottolinea poi dal 2012 una traiettoria discendente dei deficit pubblici, con una riduzione media pari all’1,6% del Pil a partire dal 2012, soprattutto grazie alla riduzione della spesa per interessi in paesi come l’Italia, la Germania e la Francia. Tuttavia il Fondo evidenzia per il nostro paese un incremento della spesa pensionistica che, anche alla luce dell’invecchiamento della popolazione, dovrebbe spingere “la spesa pubblica a sostenere la crescita della forza lavoro attraverso un aumento dell’accesso all’apprendistato”.

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