Tasse & Pensioni, la Brexit riduce gli assi nella manica del governo

Poche novità in tema di tasse, riduzione del cuneo fiscale e pensioni nel 2017. Lo coferma il vice ministro all'Economia Enrico Morando, ipotizzando uno slittamento del taglo Irpef al 2018

(Teleborsa) La Brexit, ovvero l’uscita della gran Bretagna dall’Unione Europea, condiziona anche il fisco italiano, prospettando uno slittamento del taglio dell’Irpef al 2018.

Lo ha ammesso in più di una intervista il vice ministro dell’economia Enrico Morando, parlando di un contesto internazionale caratterizzato da una “maggiore incertezza” e da “instabilità”, che rende più caute le previsioni economiche e condiziona le politiche espansive dei governi. La scorsa settimana il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime di crescita mondiali e, proporzionalmente, quelle dell’Italia proprio in considerazione degli effetti della Brexit.

Ovviamente, non è solo il futuro della Gran Bretagna che preoccupa i governi europei, ma anche le piaghe del terrorismo e dell’immigrazione, ma certamente le previsioni di crescita sono oggi più prudenti e le misure a disposizione per favorire la crescita si riducono. I vincoli di finanza pubblica non lo consentono. Vediamo allora cosa è obiettivamente attuabile con prospettive di crescita più modeste attorno allo “zerovirgola”:

TASSE – dell taglio delle imposte si parlava inizialmente a partire dal 2017, ma il Ministro Padoan aveva già precisato, ad inizio giugno, che si stava programmando un taglio dell’imposta sui redditi delle persone fisiche (Irpef) al 40% solo a fine legislatura nel 2018 e che il 2017 avrebbe visto soprattutto una riduzione dell’imposta sulle società (Ires). Lo ha confermato anche Morando, affermando “nessuno ha mai detto che avremmo fatto l’intervento Irpef nel 2017” e che, al più, si potrà programmare con due anni di anticipo il taglio, come fatto per l’Ires, tanto per “dare certezze di medio periodo”.
https://quifinanza.it/finanza/fisco-padoan-promette-un-taglio-dellirpef-al-40/70102/

PENSIONI – il mutamento delle prospettive avrà impatti più limitati sulle pensioni e sulla flessibilità in uscita (bonus pensioni), perché il vice ministro all’economia ha confermato che, a livello di risorse monetarie, l’impatto è piuttosto ridotto. In effetti, secondo i sindacati il bonus pensioni penalizza soprattutto i futuri pensionati con la decurtazione. Più fortunati i circa 40 mila italiani che percepiscono “pensioni d’oro”, perché l’anno venturo scadrà il contributo di solidarietà introdotto nel 2013 per un triennio e, quindi, i fortunati incasseranno un assegno previdenziale di oltre 91 mila euro lordi.

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