Tasse, Irpef: il 71% pagato dal 21% dei contribuenti

Poco più di un quinto dei contribuenti (21,18%) con redditi oltre 29mila euro lordi corrisponde il 71,64% dell’intera Irpef.

Al netto del bonus Renzi da 80 euro, il 21,18% dei contribuenti con redditi oltre i 29mila euro lordi corrisponde il 71,64% dell’intera Irpef. È quanto emerge dall’ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali dedicato alle entrate fiscali e al finanziamento del welfare.

L’indagine

L’indagime, presentata al Cnel nel corso di un convegno promosso in collaborazione con Cida, realizza su base annuale un’analisi delle dichiarazioni individuali dei redditi Irpef, di quelle aziendali relative all’Irap, delle imposte dirette e indirette. Obiettivo: ottenere indicatori utili a comprendere l’effettiva situazione socio-economica del Paese e a verificare la sostenibilità di medio-lungo periodo del sistema di protezione sociale italiano, che nel 2019 solo per sanità, assistenza sociale e welfare degli enti locali è costato 241,018 miliardi.

“In sostanza, in assenza di contributi di scopo, per finanziare queste tre voci di spesa – ha commentato Alberto Brambilla, economista e curatore del volume insieme a Paolo Novati – sono occorse tutte le imposte dirette, tanto che per le altre funzioni statali, come scuola, sicurezza, e così via, sono rimaste solo imposte indirette, accise e debito. Un onere molto forte che, lungi dal frenare il continuo incremento della spesa assistenziale (tra 2008 e 2019 si è passati da 73 mld a oltre 114 mld con un tasso di crescita annuo del 4,3%, molto superiore al PIL nominale), pesa sullo sviluppo del Paese, su cui ora incombono oltretutto i pesanti effetti, anche in termini di flussi contributivi e fiscali, della pandemia di Covid 19″.

Come è diviso il peso dell’Irpef

I contribuenti con redditi fino a 7.500 euro lordi l’anno sono 10,04 milioni, il 24,2% del totale, e versano in media 31 euro a testa. Da 7.500 e 15 mila euro l’anno lordi si contano oltre 8 milioni di contribuenti (il 19,5% del totale), che versano – considerando l’effetto bonus 80 euro – un’Irpef media di 454 euro l’anno. Dunque il 43,68% dei contribuenti paga solo il 2,31% del totale Irpef, pari a un’imposta media, considerando deduzione e detrazioni, di 152,64 euro pro capite. Sopra i 100mila euro, l’Osservatorio individua solo l’1,21% dei contribuenti che versa però un buon 19,56% delle imposte.

Sommando a questi ultimi i titolari di redditi lordi da 55 mila a 100mila euro, si ottiene che il 4,63% paga il 37,22% dell’Irpef. Includendo infine anche i redditi dai 35 mila ai 55 mila euro lordi, si ottiene che il 13,22% dei contribuenti paga il 58,86% dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. Se l’asticella è la fascia che supera i 29mila euro, risulta che il 21,18% dei contribuenti totali con redditi superiori 29 mila euro lordi corrisponde il 71,64% dell’intera Irpef.

L’attacco di Brambilla

Brambilla ha rilevato “una differenza tra le diversi classi troppo marcata e destinata ad acuirsi negli anni a venire per effetto dei recenti provvedimenti che aumentano importo e platea dei destinatari di bonus e altre agevolazioni a sostegno del reddito”.

“Giusto aiutare chi ha bisogno ma i nostri decisori politici tendono a trascurare come queste percentuali dipendono in buona parte anche da economia sommersa ed evasione fiscale, per i quali primeggiamo in Europa – ha puntualizzato Brambilla -. Basterebbe guardare al solo rapporto dichiaranti/abitanti (pari a 1,44) per porsi qualche domanda: è davvero credibile che più del 50% degli italiani viva con meno di 10mila euro lordi l’anno? Questi numeri ci descrivono come il Paese povero che in verità non siamo: una fotografia non degna di uno Stato del G7 e facilmente smentita dai dati sui consumi o sul possesso di beni come smartphone o automobili”, ha detto.

“Secondo i dati Irpef 2019, il 57% degli italiani, vale a dire circa 14.535.000 famiglie su un totale censito da Istat di 25,7 milioni, vive in media con meno di 10mila euro lordi l’anno. È un dato credibile? Difficile pensare che gli abitanti di un Paese del G7 possano vivere in queste condizioni”.

Uno scetticismo giustificato da alcuni dati, aggiunge Brambilla: “In Italia ci sono 77,71 milioni di connessioni telefoniche (il 128% degli abitanti) – elenca Brambilla, il 97% degli italiani possiede almeno uno smartphone, molti più di uno. Poi nel 2019, secondo l’Agenzia dei Monopoli i nostri connazionali hanno investito 125 miliardi nel gioco, regolare o irregolare che sia. E ancora, secondo i dati Aci, il parco veicoli circolante in Italia al 2019 era di 52.401.299 unità, di cui 39.545.322 auto. Solo il Lussemburgo ne ha più del nostro Paese nell’Unione Europea. E infine – conclude Brambilla – l’Italia è tra i Paesi dell’Ue con i più alti livelli di evasione ed elusione fiscale“.

“La “mitica” flat tax al 15% a chi serve? A pochissimi, cioè a poco meno dell’8,4% dei contribuenti”. La flat tax, ha ribadito Brambilla, non serve “a nessuno fino ai 26.000 euro di reddito, cioè al 73,5% dei contribuenti” e serve “poco al restante 13,4% che, con qualche detrazione o deduzione, starebbe sotto il 15%”. “Forse conviene solo a poco meno dell’8,4%, e niente ai “ricchi” con redditi oltre i 55mila euro”, ha concluso Brambilla.

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