Tasse, con 98 miliardi di euro le imprese italiane le più tassate d’Europa. Pressione fiscale al 64,8%

L'allarme lanciato dalla CGIA di Mestre: Germania e Francia versano di più in termini assoluti, ma il nostro Paese è primo in rapporto alla popolazione

(Teleborsa) – Un salasso da 98 miliardi euro, che fa delle imprese italiane le più tassate nell’area UE. E’ questo l’allarme lanciato dalla CGIA di Mestre, che quantifica nel 64,8% la pressione fiscale sulle imprese italiane – su elaborazione dati Banca mondiale – percentuale che mette il nostro Paese al primo posto, primato poco invidiabile, fra tutti quelli dell’area Euro. Ma come è possibile tutto questo?

Italia al primo posto in rapporto alla popolazione

Al netto dei contributi previdenziali, come detto, le imprese italiane pagano per l’esattezza 98,2 miliardi di tasse all’anno. Tra i principali paesi Ue, denuncia l’Ufficio studi della CGIA, solo le aziende tedesche e quelle francesi versano in termini assoluti più delle nostre, rispettivamente 131 miliardi e 103,6 miliardi di euro, ma il dato in esame va rapportato alla popolazione, che è di 80 milioni di abitanti per la Germania e di 66 milioni per la Francia, mentre l’Italia viaggia sui 60 milioni di persone. Ecco spiegato il perché in termini assoluti le nostre imprese pagano più di tutte.

Il peso della tassazione sulle imprese italiane è massimo in Ue e ciò si evince calcolando la percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul gettito fiscale totale: l’Italia si piazza al primo posto con il 14%, mentre sul secondo gradino del podio si posiziona l’Olanda con il 13,1% e sul terzo il Belgio, con 12,2%. Da segnalare che la Germania, nostro principale competitor, registra l’11,8% la Spagna il 10,8%, la Francia e il Regno Unito il 10,6%. In totale, la media Ue è dell’11,4 per cento.

Fedeltà fiscale elevata

“Alle imprese italiane – fa sapere il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – viene richiesto lo sforzo fiscale più pesante d’Europa. Sebbene la giustizia civile sia lenta e in molte aree del paese anche poco efficiente, l’eccesso di burocrazia abbia raggiunto livelli difficilmente riscontrabili altrove, la Pubblica amministrazione sia la peggiore pagatrice d’Europa e il deficit logistico-infrastrutturale sia pesantissimo, la fedeltà fiscale delle nostre imprese è molto elevata. In altre parole, gli imprenditori italiani pagano molto di più dei concorrenti europei, ma, per contro, continuano a ricevere servizi di basso livello qualitativo”.

Incidenza tasse su gettito fiscale

Per capire meglio  l’elevato livello di tassazione a cui sono sottoposte le aziende, la CGIA punta il dito sull’incidenza percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul totale del gettito fiscale, tenendo conto che le imposte italiane considerate in questa analisi – su dati Eurostat – sono l’Irap, l’Ires, la quota dell’Irpef in capo ai lavoratori autonomi, le ritenute sui dividendi e sugli interessi e le imposte da capital gain. L’istituto di statistica europeo, però, non considera altre forme di prelievo per le quali non è possibile effettuare un confronto omogeneo con gli altri paesi presi in esame in questa comparazione.Ovvero ai contributi previdenziali, all’Imu/Tasi, al tributo sulla pubblicità, alle tasse sulle auto pagate dalle imprese, alle accise, ai diritti camerali. In altre parole, l’ammontare complessivo del carico fiscale sulle imprese italiane è – come se non bastasse tutto il resto – sottostimato.

Incidenza imposte sui profitti al 64,8%, top in UE

In Italia il totale delle imposte pagate in percentuale sui profitti commerciali di un’impresa media è pari al 64,8 per cento. Nessun altro paese dell’euro zona subisce un’incidenza così elevata. La Francia, che si posiziona al secondo posto, si attesta al 62,7 per cento e il Belgio, che presidia la terza posizione, è al 58,4 per cento. Rispetto alla media dell’area dell’euro (43,6 per cento) le imprese italiane scontano un differenziale di oltre 21 punti percentuali.

Tasse e contributi previdenziali sui contribuenti italiani al 43,5%

La situazione migliora, anche si di poco, se si analizza la pressione fiscale generale in percentuale del Pil che grava su ogni paese. Ad eccezione della Francia e dei paesi del nord Europa, il confronto con i principali partner economici ci vede notevolmente penalizzati. Se il peso delle tasse e dei contributi previdenziali che ricadono sui contribuenti italiani si è attestato nel 2015 al 43,5 per cento del Pil, in Germania (39,6 per cento) è inferiore di quasi 4 punti, nei Paesi Bassi (37,8 per cento) di 5,7 punti, nel Regno Unito (34,8 per cento) di 8,7 punti e in Spagna (34,6 per cento) di quasi quasi 9.

 

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