Tassa sulla plastica: nel mirino del Governo imballaggi e bottiglie

Sarebbe un prelievo di 20 centesimi per ogni chilo di plastica: una sorta di imposta di consumo, simile a un’accisa, sulla produzione o sull’importazione

Il governo Conte bis sta valutando di introdurre con la prossima manovra economica una tassa sugli imballaggi, le bottiglie e i contenitori e confezioni in plastica. Si tratterebbe di una misura green che andrebbe ad aggiungersi alla criticatissima tassa sulle merendine e le bibite gassate e all’aumento delle imposte sui biglietti aerei.

La tassa consisterebbe in un prelievo fiscale da 0,2 euro per ogni chilogrammo di plastica. Una sorta di imposta di consumo, simile a un’accisa, sulla produzione o sull’importazione. Si applicherebbe agli imballaggi di plastica, alle bottiglie, ai contenitori e alle confezioni per prodotti alimentari, tanto per fare alcuni esempi. Probabilmente sarebbe limitata a beni considerati a rischio evasione fiscale. L’obiettivo, da un lato, è promuovere una filiera produttiva “plastic free” a tutela dell’Ambiente e, dall’altro, ovviamente fare cassa.

L’importo sarà commisurato sulla quantità: i 20 centesimi per ogni chilo di plastica sarebbero da porre a carico dei produttori o degli importatori di questi materiali. È facile però prevedere che si tradurrà in un corrispondente aumento dei prezzi di vendita; così alla fine il conto alla cassa lo salderà il consumatore finale.

Per la nuova tassa sulla plastica il cammino è ancora all’inizio: la bozza della Legge di Bilancio dovrà essere pronta per la presentazione entro il 15 ottobre, ci sono quindi ancora più di due settimane per predisporre il tutto a cura dei tecnici del Mef che dovranno stabilire tutti i dettagli e proporli al Consiglio dei ministri.

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