Superbonus: niente proroghe, si lavora solo su sblocco crediti

Il superbonus resterà al 90% e non verrà prorogato. Il problema sono i crediti di imposta, per cui si deve trovare una soluzione". Lo afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari.

Nessuna proroga del Superbonus – “non è quello il problema” – ma ricerca di una soluzione per i crediti di imposta. È la linea tracciata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, che quindi chiude così a una proroga indiscriminata del superbonus chiesta da molti parlamentari nella conversione del decreto Aiuti quater, in discussione in questi giorni al Senato.

Fazzolari ha spiegato che “110% o 90% cambia che l’inquilino che deve fare 10mila euro di lavori prima non pagava niente e ora deve pagare 1.000 euro, ma per chi è in difficoltà interveniamo con un apposito fondo. Si confondono i due temi che sono diversi”, ha precisato.

Soluzione soft

La riapertura piena dei termini per le domande, chiesta dalla maggioranza, costerebbe almeno 300 milioni di euro per un solo mese, in base alle stime del Sole 24 Ore. Così, si tiene invece la porta aperta al massimo per una soluzione più soft: consentire a chi ha già approvato una delibera condominiale entro il 24 novembre scorso di presentare una Cilas entro fine anno. Si tratterebbe quindi sì di una proroga ma in una versione ridottissima. Il pressing dei partiti – dalla Lega al Movimento 5 Stelle – non desiste però e a testimoniarlo ci sono i numerosi emendamenti presentato al decreto.

Priorità sblocco cessione crediti

Priorità del governo è invece risolvere la questione della cessione dei crediti. “Dobbiamo trovare un meccanismo – ha affermato ancora Fazzolari – per cui le banche possano prendersi questi crediti senza mandare all’aria i conti pubblici. Vale 60 miliardi, non può pagare lo Stato”. Anche su questo punto, però, pesano diversi nodi. Tutte le soluzioni immaginate finora, infatti, comportano il rischio che i crediti di imposta possano essere conteggiati, in base ai criteri Eurostat, come debito pubblico.

Il tentativo dell’esecutivo, allora, è consentire alle banche di comprare di nuovi i crediti fiscali legati alle ristrutturazioni senza appesantire i bilanci dello Stato.