Superbonus 110% verso la proroga: finestra di 3 anni

Per il superbonus "dobbiamo pensare a una finestra di 3 anni" ma non può diventare una misura "a tempo indeterminato", chiarisce Patuanelli.

La volontà del governo e delle forze politiche è quella di prorogare il superbonus 110%. Il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in audizione nella Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, ha così chiarito una volta per tutte le intenzioni dell’esecutivo, dopo le polemiche che erano divampate per la mancata proroga prluriennale della misura in manovra.

Superbonus, sulla copertura dovrà intervenire il Governo

“Ribadisco che la misura” del superbonusnon può finire nel 2021 per la per la parte ecobonus e nel 2022 per la parte sismabonus. E non sarà così”. “E’ chiaro -ha detto Patuanelli- che il dibattito parlamentare potrà determinare molte delle modifiche nell’approvazione della legge di Bilancio, è evidente che sulla copertura della proroga dovrà intervenire il Governo e ha tutte le intenzioni di farlo, lo farà anche in semplice accompagnamento della volontà del Parlamento”. “Ma su questo ci sarà la volontà del Governo che è molto chiara ed evidente e anche la volontà del Parlamento è altrettanta”.

Superbonus, finestra di 3 anni

Per il superbonus “dobbiamo pensare a una finestra di 3 anni” ma non può diventare una misura “a tempo indeterminato”, chiarisce Patuanelli. “Sono a favore di una piena circolarità del credito di imposta”, ha poi aggiunto.

“Come tutte le cose nuove” anche il superbonus “ha bisogno di un periodo di tempo perché deve entrare un po’ nelle corde di chi opera in questo settore”. “È evidente che l’assunzione di responsabilità che chiediamo ai professionisti nelle due parti dell’intervento, sono richieste entrambe giuste ma che incidono sulla valutazione che i tecnici fanno e che fanno su tutto ciò che asseverano. È evidente che oggi noi abbiamo un patrimonio edilizio che molto spesso non è conforme al cento per cento agli strumenti urbanistici e ai processi e progetti asseverati che hanno ottenuto l’abilitazione e – ha detto ancora Patuanelli- quindi una valutazione precisa della rispondenza dell’edificio e quanto presente negli archivi comunali, la necessità di valutare l’effetto delle misure rispetto al contenimento e miglioramento di due classi energetiche, non ultimo la necessità di valutare l’importo previsto a progetto con gli importi del Mise, è chiaro che sono 3 elementi che hanno un certo grado di complessità e che i professionisti si trovano a dover asseverare tutt’e tre queste categorie di certificazione ed è evidente che hanno un approccio molto preciso e devono impiegare un po’ di tempo in più”.

In collaborazione con Adnkronos

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