La super tassa ai ricchi che piace ai premi Nobel dell’economia

Un'aliquota del 70%: ecco a quanto ammonterebbe la tassazione per i super ricchi

Tassare i super ricchi è la proposta che viene direttamente dagli States e che sta trovando il beneplacito di alcuni premi Nobel dell’economia.

Far quadrare i conti accontentando tutti i cittadini, è un’impresa (quasi) impossibile. Uno Stato per offrire servizi, legati ad esempio all’istruzione e alla sanità, deve attingere da alcuni “depositi” o fondi monetari che provengono direttamente dalle tasche dei contribuenti. Si chiamano tasse, sono applicate ovunque e – anche se in maniera differente – devono essere pagate dai cittadini, sia che si tratti di detentori di grandi patrimoni, sia che si tratti di semplici operai.

E se la tassazione ai super ricchi raggiungesse un’aliquota di oltre il 50%? Non è solo una domanda che vuole suggerire un’idea, ma è anche una proposta pensata dalla deputata di New York, Alexandria Ocasio-Cortez. Per l’esattezza la tassazione sarebbe del 70% e i ricavi vorrebbero andare a finanziare un Green New Deal, che da qui a dieci anni porterebbe gli USA a generare elettricità da fonti rinnovabili. Un progetto sicuramente ambizioso e che potrebbe prendere vita grazie anche al “contributo” di coloro che vantano un patrimonio economico di tutto rispetto.

Nello specifico, la tassazione dovrebbe essere del 10% fino a un introito annuo di 75.000 dollari, per poi aumentare in maniera proporzionale man mano che salgono anche i guadagni. Dunque il 70% riguarderebbe super ricchi come Zuckerberg o il patron di Amazon e ormai prossimo al divorzio, Jeff Bezos o più in generale coloro che ad esempio guadagnano più di 10 milioni di dollari all’anno e che in America sono circa 16.000.

Si tratterebbe di un ritorno ad una tassazione molto alta, come quella che nel 1936 arrivava al 79%. Nel corso degli anni ha subìto una diminuzione, al punto che attualmente l’aliquota è del 37% per un reddito al di sopra dei 600.000 dollari annui.

La tassa ai super ricchi piace molto ai premi nobel dell’economia, primi fra tutti a Paul Krugman e che ipotizza una tassazione del 73% rifacendosi alla dottrina Diamond-Saez. Quest’ultima tiene conto di due parametri quali: i mercati competitivi e l’utilità marginale decrescente. Secondo Krugman infatti, in un mercato dove l’economia è basata sulla competivitià, se ad esempio si viene pagati 500 dollari all’ora, ad ogni ora in più di lavoro corrispondono altri 500 dollari per l’economia. Ovvero il contribuente, pagando le tasse sui soldi guadagnati, non potrà che apportare un beneficio concreto a tutto lo Stato. Il concetto alla base invece dell’utilità marginale decrescente, è quello secondo cui 5.000 dollari in più dati a un nucleo familiare che guadagna 25.000 dollari in un anno, può avere un peso più alto rispetto a chi guadagna milioni.

In generale non è indispensabile preoccuparsi dell’alta tassazione sui redditi dei super ricchi (a patto che non arrivi al 100%) in quanto, oltre a interessare una piccola fetta di cittadini, allo stesso modo influenzerà di poco il loro patrimonio.

Non si discosta di molto (rispetto a quella di Kruger) l’ipotesi di aliquota proposta dalla macroeconomista Christina Romer, secondo la quale invece dovrebbe essere dell’80%.

In generale, stando all’idea di base delle dottrine di Romer e di Diamond-Saez, la tassazione ideale per i super ricchi è quella dove, pur non eliminando il desiderio di lavorare di più per guadagnare di più, consente allo Stato di incassare quanti più soldi possibili.

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