Studi di settore, l’Italia del fisco è divisa in due

Il 57,2% dei redditi dichiarati viene dal Nord, che contribuisce al 6o% del reddito d'impresa e di lavoro autonomo

L’Italia è spaccata in due, almeno quando si parla di fisco e attività non riconducibili al lavoro dipendente. E’ quanto emerge dall’analisi compiuta da dipartimento delle Finanze, agenzia delle Entrate e Sose, sui soggetti sottoposti agli studi di settore nell’anno d’imposta 2007 (dunque con Unico 2008).

Il 57,2% del totale dei ricavi o dei compensi è stato dichiarato infatti da professionisti, imprese, artigiani e commercianti del Nord Italia. Meno della metà (42,8%) lo hanno denunciato complessivamente i soggetti attivi al Centro (20,6%), al Sud o nelle isole (22,2%).
Quel 57,2% arriva da circa il 51% dei contribuenti totali, quelli appunto del Nord, che costituiscono quasi il 6o% del reddito d’impresa e di lavoro autonomo.

In totale, il redditometro ha preso in esame 3,7 milioni di contribuenti, due terzi dei quali sono persone fisiche (2.531.269). Gli altri si dividono in società di persone (689.789) e in società di capitali o enti (513.874).

La Calabria è la regione dove si dichiara meno, 16.500 euro, mentre l’intero Sud si attesta a quota 19.200 euro.
Al top c’è invece la Lombardia, con un reddito medio di 33.900 euro, seguita dai 31.700 euro del Trentino e dai 29.800 di Friuli e Veneto.
Tra le maggiori città, a Milano si dichiarano circa 36.000 euro, 28.800 a Roma e poco più di 20.000 a Napoli.
Nel complesso i redditi dichiarati nel 2007 sono cresciuti leggermente rispetto all’anno precedente (+0,1%). Nelle manifatture e nel commercio l’incremento maggiore, mentre i professionisti dichiarano compensi totali inferiori a quelli del 2006.

I buoni e i cattivi. I soggetti congrui (cioè quelli in linea con gli studi di settore) dichiarano in media 47.000 euro, mentre quelli incongrui si attestano sugli 11.400. Il divario maggiore si registra tra le società di capitali e gli enti (i non congrui dichiarano il 98% in meno rispetto ai congrui), poi le società di persone (-73%). Poco divario per le persone fisiche: -8%.

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