Srl “furbette”: sopravvivono solo due anni per frodare il Fisco

Queste aziende sono arrivate ad accumulare in pochi anni ben 161 miliardi di euro di debiti con l'Erario, che non ripagheranno praticamente mai

Si diffonde in Italia un fenomeno sempre più preoccupante: aziende che nascono e muoiono nel giro di due anni appena, apposta per frodare lo Stato. Srl “furbette”, insomma, che complessivamente sono arrivate ad accumulare in pochi anni ben 161 miliardi di euro di debiti con il Fisco, che non ripagheranno praticamente mai.

A lanciare l’allarme è Federcontribuenti, che in un documento rileva come ogni anno in Italia vengano registrate società “con il countdown”, cioè che volutamente “nascono per morire nell’arco di 2 anni”. Secondo i dati in possesso dei magistrati fallimentari, queste aziende vengono costituite con l’intento di frodare lo Stato non versando mai l’Iva e utilizzando vari prestanome per non farsi mai trovare.

Come funzionano queste aziende

Stando a quanto spiega ancora la Federazione italiana a tutela dei contribuenti e dei consumatori, si tratta per lo più di piccole Srl “costituite con un euro”, che si aggiudicano a basso costo contratti di appalto o subappalto e che spariscono in poco tempo. Queste aziende sanno benissimo come prendersi gioco dell’Erario, ignorando il versamento dell’Iva e non pagando mai le ritenute d’acconto e i contributi previdenziali ai propri dipendenti.

In questa situazione, come prevedibile, la criminalità organizzata si muove con grande destrezza. Con una Srl – spiega ancora Federcontribuenti – è semplice confondere il denaro di provenienza illecita con quello legale, così come risulta utile per nascondere l’identità di chi la controlla realmente o anche con altre società fittizie.

Il ruolo della criminalità organizzata

Lo sa bene “la più potente mafia italiana”, la ‘ndrangheta, il cui fatturato annuo si aggira intorno ai 60 miliardi di euro l’anno. “Tutto esentasse” tuona la Federazione, e pure “ben vista dai politici” perché “la ‘ndrangheta li finanzia al solo scopo di determinare scelte legislative di enti centrali e locali”.

“La capacità di autofinanziare i propri investimenti, di offrire beni e servizi low cost e quindi assolutamente competitivi ha prodotto un vasto ed articolato sistema societario assolutamente invisibile agli occhi di quella parte di Stato che trae vantaggio dalla loro presenza”.

Le microimprese sostengono il Paese

Il fenomeno è ancora più preoccupante se pensiamo che il 95% delle aziende in Italia è rappresentata da microimprese con un numero di dipendenti che variano da 1 a 5 e che fatturano non più di 100mila euro l’anno. Sono di fatto proprio le microimprese a sostenere i conti pubblici e i servizi, e a supportare l’occupazione con circa il 44,5% degli occupati in Italia, contro i 6 milioni di addetti delle grandi imprese e i 3,3 del settore pubblico.

Oggi, nel Belpaese, una microimpresa su due si indebita con il Fisco e con le banche e se non estingue il proprio debito entro 90 giorni è destinata a morire. Finora, le casse dello Stato sono riuscite a recuperare soltanto l’1,6% dei propri debiti.

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