Slitta la riforma del catasto. “Evitata stangata sulle famiglie”

La conferma ufficiale arriva dal viceministro dell'Economia, Enrico Morando

La temuta riforma del catasto slitta alla prossima legislatura. Parlando al Workshop Ambrosetti in corso a Cernobbio, il vice ministro dell’Economia Morando ha spiegato che quella del catasto “è una riforma che va promessa in campagna elettorale e se si vincono le elezioni va realizzata nel primo anno di governo per dimostrare che non ci sarà un aumento della pressione fiscale. Quello che possiamo fare ora – ha aggiunto – è rinnovare la delega che andrà esercitata dopo le elezioni”.

I tecnici che stanno lavorando alla nuova versione del Def avrebbero eliminato il riferimento alla riforma (che peraltro era già stata inserita nel Def 2016 senza alcun effetto concreto). L’ipotesi di riprendere la questione era il risultato di alcune sollecitazioni provenienti dall’Ue, che per ora dovrà aspettare.

“Evitata una stangata fiscale sulle famiglie e una botta ai consumi. Accogliamo con favore e pure con un sospiro di sollievo il rinvio alla riforma del catasto che sembrava dover arrivare insieme col prossimo Documento di economia e finanza. Per la revisione degli estimi, nelle intenzioni della riforma, si parla di saldo zero e gettito invariato, ma il passaggio dai metri quadri ai vani cosi come l’adeguamento ai valori di mercato avrebbe comportato una sicura impennata del prelievo tributario a carico dei cittadini e delle imprese”. Così il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, commenta la decisone del governo di Paolo Gentiloni di rinviare alla prossima legislatura la riforma del catasto.

Secondo Pucci “una pausa di riflessione è più che opportuna. Qualsiasi intervento in campo fiscale, d’ora in poi, va inquadrato in una logica ampia e di riforma complessiva del sistema tributario italiano; continuare ad agire con misure verticali ed estemporanee non fa che produrre incertezza e rendere la programmazione, sia per i cittadini sia per gli imprenditori, una missione impossibile. Abbiamo bisogno di un fisco più equo, semplice e più duraturo: la certezza del diritto, specie se si tratta di tasse, è imprescindibile”.

“Purtroppo – aggiunge il vicepresidente di Unimpresa – la leva fiscale è stata usata, specie negli ultimi anni, per fini elettorali e di breve respiro, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Basta fare l’esempio del bonus da 80 euro, concesso a pioggia e senza tenere conto del quoziente familiare: hanno ricevuto denaro dallo Stato anche famiglie che non ne avevano bisogno, mentre sono rimaste a bocca asciutta enormi fette della popolazione indigenti o comunque in difficoltà”.

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