Riforma fiscale e scaglioni Irpef: tutte le proposte dei partiti

Dopo 61 audizioni svolte dalle commissioni Finanze di Camera e Senato il governo Draghi deve ora trovare una sintesi, all'interno della maggioranza, tra le diverse proposte di riforma fiscale arrivate dai partiti che sostengono l'esecutivo. 

Forza Italia: pace fiscale, no successione, Irpef 3 aliquote

Eliminare la tassa di successione e delle donazioni o, almeno, innalzare il valore imponibile esente per gli eredi in linea diretta o il coniuge. E, ancora, bloccare le cartelle esattoriali sino alla fine dell’anno 2021 e introdurre la Pace fiscale con l’azzeramento del magazzino fiscale. Queste alcune delle misure previste da Forza Italia nella sue proposte per la Riforma del Fisco. Per FI la sanatoria dei debiti fiscali pregressi potrebbe “generare le risorse utili a finanziare, nel primo triennio, la fase di avvio di una riforma capace di ridurre in modo tangibile la pressione fiscale”. Forza Italia vorrebbe anche un “definitivo superamento dell’Irap”. Fermo il no a patrimoniali sui capitali privati mentre il partito dice sì alla revisione del catasto, che però “va perseguita in una logica di ammodernamento senza comportare una tassazione occulta”. No assoluto a “qualsiasi forma di reintroduzione dell’Imu sulla prima casa” la cui abolizione fu uno dei cavalli di battagli di Silvio Berlusconi. Sulla riforma dell’Irpef Forza Italia – secondo quanto si legge nel documento sulla riforma del fisco depositata in Parlamento – punta a ridurre a tre (15%, 23% e 33%) le aliquote ridefinendo i contenuti della base imponibile e ampliando la No tax area estesa fino a 12mila euro. La seconda aliquota Irpef si configurerebbe, dunque, come una “Flat Tax del ceto medio” per i redditi da 25mila a 65mila euro, Le tre aliquote sono però un “misura di passaggio verso un regime di Flat Tax” da realizzare “quando il centrodestra andrà al governo”. Per FI “il minor gettito Irpef sarebbe compensato con la spending review, recupero costi intermedi, tax expenditure e web tax”.

Pd: tassa successione oltre 5 Mln, Ipef modello tedesco

Portare al 20 per cento, mantenendo la franchigia di 1 milione di euro per ogni beneficiario, l’aliquota per i trasferimenti in favore del coniuge o di parenti in linea retta di ammontare superiore a 5 milioni di euro. Il gettito aggiuntivo finanzierebbe l’istituzione di una “dote di autonomia” di 10mila euro attribuita ai 18enni provenienti da famiglie a reddito basso e medio e vincolata al finanziamento di spese per formazione e istruzione, lavoro e imprenditorialità, casa e alloggio. Questa, come annunciato dal segretario del partito Enrico Letta, una delle proposte contenute nel documento che il Partito democratico ha predisposto in vista della discussione in Parlamento sulla riforma del fisco. Il Pd punta a una Irpef più progressiva, riducendo in particolare “il differenziale di aliquota tra il secondo e il terzo scaglione” aprendo anche all’ipotesi di utilizzare il modello tedesco. “Per regolarizzare la progressività dell’Irpef – si legge nel documento presentato –  si potrebbe anche ricorrere a una funzione matematica continua che accoppia a ciascun reddito una specifica aliquota media, in analogia in qualche misura con il sistema applicato in Germania. Verrebbero aboliti gli scaglioni di reddito e le aliquote legali, le detrazioni per tipologia di reddito e il bonus 100 euro perché tutti questi elementi verrebbero ricompresi nella sola aliquota media con livelli differenziati per livelli di reddito”.

Nel disegno del Pd anche il rilancio dell’IRI, l’imposta sul reddito di impresa con un’aliquota unica al 24 per cento e che non è mai entrata in vigore. Nel documento messo a punto in vista della riforma fiscale, i Dem spiegano come questa imposta “determini la neutralità del prelievo rispetto alla forma giuridica dell’impresa, mentre la remunerazione del professionista o dell’imprenditore, ossia la parte di utili che viene distolta dall’attività professionale o dall’impresa, verrebbe assoggettata a tassazione progressiva”. Con l’IRI – sottolinea il Pd – “verrebbe incentivata la patrimonializzazione delle piccole imprese”. Il partito propone, inoltre, di introdurre una “tassazione agevolata del secondo percettore di reddito in famiglia (TASP), con l’obiettivo di aumentare l’offerta di lavoro, dare impulso all’occupazione femminile, fare emergere il lavoro nero e favorire il ritorno nel mondo del lavoro dopo il congedo di maternità obbligatorio”. La proposta – si legge nel documento – “destina l’attuale detrazione per coniuge a carico a favore del secondo percettore in famiglia per i primi 3 anni di attività lavorativa (con un tetto ISEE di 40mila euro) e trasforma, per le famiglie con ISEE fino a 30mila euro, le detrazioni in crediti d’imposta IRPEF. Si prevede inoltre il riconoscimento di un credito d’imposta alle lavoratrici che rientrino dopo il periodo di astensione obbligatoria per maternità fruibile fino al terzo anno di vita del bambino e incentivi alle famiglie aventi diritto al Reddito di cittadinanza per favorire l’offerta di lavoro del secondo percettore”.

M5s: detrazioni su c/c, 3 aliquote e introduzione Iri

Disboscare la giungla delle troppe spese fiscali, le cosiddette ‘tax expenditures’, attraverso un sistema che prevede forme di accredito diretto al contribuente di tutta una serie di detrazioni fiscali, senza aspettare i tempi delle dichiarazioni”. È la proposta di Emiliano Fenu e Vita Martinciglio, capigruppo M5S nelle Commissioni Finanze del Senato e della Camera in vista della riforma Irpef. “Gli accrediti – spiegano – potrebbero avvenire direttamente su conto corrente, magari legando il meccanismo al cashback”. “In vista della riforma fiscale, fondamentale nel quadro del Pnrr e della generale ripartenza del Paese, il MoVimento 5 Stelle ritiene indispensabile il combinato disposto semplificazione-digitalizzazione”, sottolineano Fenu e Martinciglio. Per il Movimento è necessario “razionalizzare drasticamente le stesse ‘tax expenditures'”. Un obiettivo che si può raggiungere “estrapolando dalle dichiarazioni dei redditi tutta una serie di detrazioni che oggi si traducono in oggettive complicazioni”, mettendo “i contribuenti, anche quelli incapienti, in condizione di seguire con semplicità e velocità i tempi di fruizione delle loro agevolazioni fiscali”. Gli accrediti delle detrazioni potrebbero avvenire – spiegano – “direttamente su conto corrente, magari legando il meccanismo al cashback. Si tratta di una grande opportunità di alleggerimento delle spese fiscali – evidenziano gli esponenti pentastellati – assolutamente compatibile e combinabile con la cedibilità dei crediti fiscali, altra nostra proposta già sperimentata col Superbonus 110% e ora da estendere agli investimenti delle imprese in Transizione 4.0”. Riguardo all’IRPEF la proposta di riforma del fisco elaborata dal Movimento Cinque Stelle prevede di ridurre da cinque a tre gli attuali scaglioni con l’obiettivo di ridurre il carico fiscale sull’attuale terzo scaglione. Le aliquote previste dai pentastellati sono la prima 23% per i redditi fino a 25mila euro, la seconda aliquota 33% per il redditi da 25.001 a 55mila, la terza aliquota 43% oltre i 55mila euro. “Le aspettative di miglioramento non derivano tanto dalla struttura delle aliquote che resta nel complesso ripida, poiché la tassazione sale di ben dieci punti ad ogni scalino: esse si concentrano invece sulla struttura più equa ed ordinata degli scaglioni” si legge nel documento. M5s propone anche di reintrodurre l’IRI però con dei meccanismi più semplici.

Italia viva: Irpef come contributo per redditi bassi

“La struttura dell’Irpef dovrebbe prevedere un minimo esente” e un contributo “in favore dei redditi bassi”. Questa la proposta di Italia Viva per la riforma fiscale. Il minimo esente – spiega Iv – “non è solo una no tax area, ma una soglia di reddito che viene esclusa da tassazione in quanto corrispondente a ciò che serve per sopravvivere”. Iv chiede poi “un sistema di imposta negativa crescente con il livello di reddito dichiarato, per coloro il cui reddito annuo sia inferiore alla soglia del primo scaglione Irpef”. In pratica ai lavoratori sotto una certa soglia verrebbe erogato un contributo, crescente, in funzione anti-sommerso, con il reddito dichiarato. “Il governo Renzi operò una significativa riduzione dell’Irap, del valore di circa 6 miliardi annui. È tempo però di fare di più: è arrivato il momento di abolire questa imposta, senza se e senza ma – sottolineano i gruppi parlamentari di Italia Viva –. Se la stella polare della riforma fiscale deve essere la crescita economica – viene spiegato nel documento – è davvero difficile non mandare definitivamente in soffitta un’imposta che va a colpire la remunerazione (e quindi l’accumulazione) dei fattori produttivi, che assieme alla produttività sono i determinanti della crescita economica. Proponiamo pertanto che il gettito Irap sia riassorbito in quello Ires (o direttamente nell’aliquota nazionale o, se si vuole preservare una manovrabilità delle regioni, tramite la trasformazione in addizionali Ires regionali), e che la quota Irap attualmente in capo a professionisti, società di persone e ditte individuali, sia finanziata all’interno della riforma”.

Lega: alzare no tax area, rivedere 3° scaglione

Alzare la soglia della no-tax area a 10mila euro, inglobando nella soglia di esenzione un totale di 10 milioni di contribuenti, e rimodulare la progressività del terzo scaglione Irpef ammorbidendo il salto di 11 punti (dal 27% al 38%) per i redditi tra i 28mila e i 55mila euro. È quanto propone la Lega per la riforma del fisco, come spiega il vicepresidente della Commissione Finanze della Camera, Alberto Gusmeroli. Altra proposta contenuta nel position paper depositato in Commissione è quella di abolizione dell’Irap “e sua contestuale sostituzione con un’addizionale regionale all’Ires, per semplificare”. La Lega mira, inoltre, ad mpliare la cosiddetta “mini flat tax” con un forfait al 20% per gli autonomi con redditi fino a 100mila euro e introdurre la flat tax incrementale. L’idea, spiega Gusmeroli, è quella di una flat tax con un’aliquota unica del 15% da applicare al reddito incrementale, ovvero sulla parte aggiuntiva di reddito prodotto rispetto all’anno precedente. Come stimolo all’emersione, se l’aumento del reddito supera il 10% non dovrebbero essere previsti accertamenti. La Lega si oppone inoltre all’introduzione o all’inasprimento di qualsiasi forma di imposta patrimoniale e dice un no secco anche alle ipotesi di aumenti Iva. In generale, prosegue Gusmeroli, gli obiettivi sono tre: “ridurre la pressione fiscale; semplificare il sistema fiscale italiano dichiarato dalla Banca mondiale tra i più complicati al mondo, riequilibrare il rapporto fisco-cittadino, costituzionalizzando alcuni principi dello Statuto del contribuente, realizzando testi Unici delle oltre 800 leggi e dove computer e software siano a disposizione del cittadino per semplificargli la vita e non come scusa per l’Agenzia delle Entrate per creare sempre nuovi adempimenti e scadenze”.

Leu: patrimoniale sui ricchi con stop Imu/Irpef alla tesesca

Affiancare la riforma dell’Irpef a “un’imposta personale progressiva sui beni patrimoniali posseduti (mobiliari e immobiliari), al netto dei mutui e dei costi sostenuti, con una franchigia che escluda i contribuenti titolari di una ricchezza limitata e salvaguardi in questo modo la prima casa, e un’aliquota massima dell’1% o poco più”. Lo propone Leu in un documento predisposto in occasione dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’Irpef. “Al tempo stesso – sottolinea Leu – andrebbero abolite tutte le imposte erariali che gravano sui patrimoni e sui redditi di capitale comprese le ritenute e l’Imu. L’operazione dovrebbe avvenire senza aumentare il gettito rispetto alle imposte attualmente in vigore”. Nella proposta di Leu anche l’addio agli scaglioni Irpef con l’introduzione di un modello vicino a quello tedesco e la trasformazione dell’Irpef in “una imposta speciale su tutti i redditi di lavoro (dipendente e autonomo, compreso il contributo lavorativo degli imprenditori individuali)”. Tra gli obiettivi principali, si legge nel documento predisposto in occasione dell’indagine conoscitiva del Parlamento, quello di introdurre “una funzione matematica continua in grado di indicare l’aliquota media da applicare al reddito imponibile”.

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