Riforma Catasto spacca la maggioranza: salto ad ostacoli per Draghi

L'emendamento presentato dal centrodestra alla revisione dei criteri per la mappatura catastale non passa per 1 solo voto ma questa è solo la prima di una serie di sfide che l'esecutivo si appresta ad affrontare

L’emendamento presentato dal centrodestra alla revisione dei criteri per la mappatura catastale non passa per un soffio e apre l’ennesima crepa nella maggioranza. Dopo la dad per i bambini non vaccinati, la riforma del Csm e e le concessioni balneari, la riforma torna a far scricchiolare il governo Draghi con la Lega e Forza Italia che votano con l’opposizione. Un solo voto – quello di Alessandro Colucci, deputato di Noi con l’Italia – permette al governo di andare sotto. Ma gli ostacoli sono tutt’altro che finiti.

Le prossime settimane saranno infatti un test continuo. Sul tavolo ci sono le tre riforme che Draghi considera vitali, perché funzionali all’applicazione del PNRR: concorrenza, appalti e giustizia. È già previsto che la riforma del codice degli appalti, approvata a fine giugno in Consiglio dei ministri, verrà votata in Senato lunedì, il giorno in cui il Draghi è atteso a Bruxelles per discutere di energia e dei profughi ucraini. Dunque i lavori per l’approvazione scavalleranno anche la prossima settimana.

La trattativa

Draghi ha provato fino all’ultimo a contenere lo strappo, cercando soprattutto la sponda di Forza Italia. Il presidente del Consiglio ha avuto un colloquio telefonico con Berlusconi per rassicurarlo che la riforma non si tradurrebbe in innalzamento automatico delle tasse e che si tratta di una ricognizione che vedrà la luce non prima del 2026, con l’impegno di non far alcun aggiornamento fiscale senza prima passare dal Parlamento. Una telefonata che è diventata inutile quando Berlusconi ha risposto al che la casa per Forza Italia è intoccabile. Il partito ha spiegato il suo “no” con due argomenti: la necessità di tenere stretta la Lega e soprattutto quello che viene considerato un irrigidimento di Draghi dopo l’elezione del Quirinale.

Cosa prevede la riforma

L’articolo 6 della legge prevede la delega al Governo per l’adozione di norme per modificare il sistema di rilevazione catastale degli immobili, prevedendo nuovi strumenti da mettere a disposizione dei comuni e all’Agenzia delle entrate. L’obiettivo della riforma è facilitare l’individuazione e la corretta classificazione degli immobili. La norma indica, in particolare, i principi e i criteri direttivi che dovranno essere utilizzati per l’integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati che dovranno essere disponibile dal 1° gennaio 2026.

Informazioni che però non saranno essere utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi derivanti dalle risultanze catastali né per finalità fiscali, come hanno più volte sottolineato sia il presidente del Consiglio che il ministro delle Finanze, Daniele Franco. All’unità immobiliare andrà attribuito un valore patrimoniale e una rendita attualizzata, rilevati in base ai valori di mercato, anche attraverso meccanismi di adeguamento periodico. Per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico verranno invece introdotte riduzioni del valore patrimoniale medio ordinario considerati i più gravosi oneri di manutenzione e conservazione.

La vera novità della riforma è la necessità di aggiornare l’archivio con gli immobili e i terreni non dichiarati. L’Agenzia delle Entrate, che ha assorbito la vecchia agenzia del Territorio, insieme con i comuni avranno strumenti per andare a caccia degli immobili “fantasma” ma anche di quelli che non rispettano la reale consistenza, la destinazione d’uso o la categoria catastale attribuita.