Riforma catasto dopo le elezioni: chi pagherà di più

Non c'è uniformità di vedute all'interno della maggioranza sulla ventilata riforma del catasto, ma il premier Draghi non arretra. Si farà dopo le Amministrative.

Riforma del catasto, il governo va avanti. Nonostante i dubbi espressi da diversi settori della maggioranza parlamentre, il presidente del Consiglio Mario Draghi tira dritto verso il riordino del registro degli immobili. Con un occhio alla volontà di non alzare il gettito fiscale complessivo, ma anche alla necessità di far emergere beni che oggi non sono accatastati.

Draghi non porterà la questione in Cdm nella settimana in corso, convinto a rallentare dalle tensioni emerse dentro la maggioranza parlamentare. Ma si tratta di uno stop tattico, in attesa che passino le elezioni Amministrative che diversi partiti temono particolarmente. Di sicuro, sottolineano dal governo, fa fede quanto ribadito la scorsa settimana da Draghi: “Non intendiamo aumentare le tasse, questo non è il momento di prendere, ma di dare”.

Chi pagherà di più

Intervenire sul catasto, anche senza aumentare il gettito complessivo – ammettono fonti parlamentari favorevoli alla riforma – non può in ogni caso essere a saldo zero per tutti, altrimenti non sarebbe una riforma. Dunque alcuni soggetti- possessori ad esempio di case nei centri storici finora accatastate in base ai vani a cifre molto basse – finirebbero per pagare di più.

Il sottosegretario

Sull’aggiornamento degli estimi catastali, indicato nel PNRR, per il sottosegretario al ministero dell’Economia Maria Cecilia Guerra “è una questione di razionalità ed equità dell’imposta. Il catasto non viene aggiornato da trent’anni, quindi io ritengo che la revisione sia indispensabile e che l’opposizione non sia giustificata. Si può andare per gradi e discutere dei criteri della rivalutazione, ma è indubbio che le imposte vanno pagate su una base imponibile realistica, altrimenti perdono di senso”.

In ogni caso, ha proseguito Guerra, “parliamo sempre di seconde o terze case e che nessuno sta chiedendo un aumento del prelievo. I tempi dipenderanno anche dal confronto politico. Ancora non c’è stato, ed è una delle ragioni per cui la delega non è uscita. Il punto è che ora l’IMU non corrisponde al vero valore di mercato degli immobili”.

Secondo Guerra “un passo di mediazione è stato già compiuto dalle commissioni Finanze di Camera e Senato, che hanno dato delle indicazioni per il sistema duale, che il governo è pronto a riprendere, lasciando nell’Irpef la tassazione dei redditi da lavoro e tassando in modo proporzionale i redditi da capitale. L’indicazione ampiamente condivisa è intervenire sulla progressività dell’imposta con particolare attenzione ai redditi medio alti, tra i 28 mila e i 55 mila euro, su cui l’onere di imposta è particolarmente accentuato”.

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