Redditometro: il Garante per la Privacy blocca 35.000 lettere

Nel mirino del Garante c'è l'Anagrafe tributaria, la banca dati dei contribuenti italiani

Stop al redditometro. Non in quanto tale, ma per verificare il criterio con cui l’Agenzia delle Entrate ha dato il via all’invio delle prime 35.000 lettere di accertamento. Il blocco è stato decretato dal Garante per la Privacy, nel cui mirino è entrata l’Anagrafe tributaria, la banca dati dei contribuenti italiani che l’Agenzia delle Entrate utilizza per distinguere i cittadini che compiono spese “congrue” al loro reddito da quelli che hanno un tenore di vita considerato “incongruo” con la loro dichiarazione dei redditi.
 
IL METODO D’INDIVIDUAZIONE – il collegio dell’Authority – presieduto da Antonello Soro – ha esaminato i primi risultati sulla base del dossier inviato prima della pausa estiva dall’Agenzia. Sotto osservazione ci sono in particolare due aspetti. In primis la profilazione dei contribuenti, vale a dire essenzialmente le modalità con cui sono stati costruiti gli identikit e l’attribuzione delle spese. L’altra questione che il Garante si è riservato di approfondire riguarda la qualità dei dati presenti in Anagrafe tributaria, che consente di ricostruire l’effettiva capacità contributiva per metterla poi a confronto con i redditi dichiarati e valutare l’effettivo scostamento.
 
CIRCOLARE IN DISCUSSIONE – Viene così messa in discussione la Circolare dell’Agenzia dell’Entrate n. 24/2013, la quale afferma che i contribuenti sottoposti a verifica e contraddittorio sarebbero stati selezionati esclusivamente sulla base di “elementi certi” ovvero proprio quei dati scaturiti dalle dichiarazioni dei redditi 2009 (il primo anno a venir preso ion considerazione) e presenti all’Anagrafe. Il blocco del Garante, peraltro, giunge dopo numerose sentenze delle Commissioni tributarie che avevano già dichiarato lo strumento di verifica illegittimo, non solo a causa della violazione della privacy del contribuente ma anche perché si basava anche su medie ISTAT che potevano non corrispondere alla realtà.
 
TEMPISTICHE – Solo il via libera della Privacy permetterà così all’agenzia delle Entrate di procedere con l’invio su ampia scala delle lettere di invito al contraddittorio che dovranno raggiungere 35mila contribuenti. La prassi nei casi in cui si procede a una profilazione è quella di una verifica preliminare sulla modalità studiata o utilizzata per arrivarci in modo da riscontrare il rispetto del Codice della privacy e poi procedere a una sorta di via libera preventivo. Occorrerà attendere fino alla metà di ottobre per sapere se il Garante deciderà se dare o meno il via libera alle lettere di richiesta di contraddittorio.

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