Reddito di cittadinanza e flat tax, addio detrazioni e bonus 80 euro per finanziarle

La coperta è corta e, come prevedibile, per far spazio alle nuove misure c'è bisogno di tagliare: dagli 80 euro al bonus casa, gli sconti fiscali finiscono nel mirino

(Teleborsa) Un passaggio del testimone in piena regola? L’esito del voto ha sancito la débâcle del Pd e l’uscita di scena di Matteo Renzi. Potrebbe toccare anche al bonus di 80 euro, introdotto proprio da Renzi nel 2014, fare le valigie e andare in soffitta per lasciare spazio alle misure che sono state il cavallo di battaglia dei partiti premiati dagli italiani. Ogni riferimento al reddito di cittadinanza e alla flat tax non è puramente casuale. Anzi.

Quando la coperta è troppo corta, infatti, la regola è che per aggiungere bisogna tagliare da qualche altre parte. Attenzione, dunque, al rischio “sforbiciata”. Il primo indiziato, al momento, è il Bonus Renzi che interessa oltre 11 milioni di lavoratori dipendenti con un livello retributivo medio-basso e costa allo Stato quasi 9 miliardi all’anno.. Ma non solo. All’appello anche la detrazione al 50 per cento delle spese per il recupero edilizio che grava sulle casse pubbliche per 6 miliardi di euro. E i proprietari di prima casa la cui rendita catastale non rientra nell’imponibile Irpef. Questi contribuenti godono di uno “sconto” fiscale di 3,6 miliardi di euro.

A lanciare l’allarme, anticipando gli scenari e facendo un po’ di conti, qualche giorno prima delle elezioni, era stata la CGIA di Mestre che aveva  illustrato la situazione nel dettaglio, calcolando un tesoretto pronto a finire nel mirino dei partiti per mantenere le promesse elettorali. Misure come la flat tax, piuttosto che l’introduzione del reddito di cittadinanza potrebbero, dunque, essere in gran parte realizzate attraverso una sforbiciata a tutta una serie di agevolazioni.

UN MARE DI AGEVOLAZIONI E UN TESORETTO DA 142 MILIARDI –  Gli effetti delle detrazioni, delle deduzioni fiscali, delle cedolari secche e dei i crediti di imposta che riducono il prelievo sui contribuenti italiani (le cosiddette “tax expenditures”) sono 466 e costano allo Stato 54 miliardi di euro all’anno. A questo importo – segnala l’Ufficio studi della CGIA – vanno accostate le detrazioni ai fini Irpef che interessano i lavoratori dipendenti e gli autonomi (37,8 miliardi di euro), le detrazioni per i familiari a carico (11,3 miliardi) e una serie di altre agevolazioni (aliquote Iva ridotte, Ace per le società di capitali, tassazione separata per alcune tipologie di reddito, imposte sostitutive sui redditi da capitale etc.). A tutte queste vanno aggiunte anche le spese fiscali relative ai tributi locali. Si tratta di misure che assicurano una riduzione del prelievo su Irap, Tari, Imu, Tasi e Tosap (tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche). Complessivamente lo sgravio riferito alle tasse locali ammonta a 38,7 miliardi di euro all’anno. Aveva, appunto, chiarito la CGIA.

Tornando, in particolare,  alla misura simbolo del programma elettorale dei pentastellati ballano le cifre. Si va da 14 a 30 miliardi di euro. Ma al di là di quale sia la stima esatta sono in molti a chiedersi se un giorno la proposta diventerà realtà. Se infatti sulla carta è tutto facile, più difficile la realizzazione, soprattutto perchè c’è da fare i conti, ci perdonerete il gioco di parole, con i conti pubblici.

17 MILIARDI DI EURO – La stima più aggiornata è di qualche giorno fa. Sul blog Pasquale Tridico, economista all’Università di Roma Tre e scelto da Di Maio come possibile ministro del Lavoro, scrive che “il reddito di cittadinanza costa 17 miliardi di euro complessivi, compresi i 2,1 miliardi per rafforzare i centri per l’impiego”.

OCCHIO ALLA SFORBICIATA – E’ in questa ottica, dunque, che potrebbe tornare prepotentemente alla ribalta il riordino di tante misure di esenzione, esclusione, riduzione dell’imponibile o dell’imposta o, ancora, dei diversi regimi di favore che finiscono sotto il nome di “spese fiscali”. Tagli necessari per reperire 15 o 20 miliardi, proprio quelli che servono per finanziare un primo modulo della flat tax, fiore all’occhiello del centrodestra,  o l’avvio del reddito di cittadinanza.

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