Reddito di cittadinanza, controlli frenati da uno stop inatteso

I controlli su conti correnti e movimenti bancari potrebbero essere frenati da ricorsi al Garante per la Privacy

Il controllo e tracciamento dei conti correnti è uno degli strumenti ideati dal Governo per scovare i furbetti del Reddito di cittadinanza.

Stando al decreto attuativo l’Agenzia delle Entrate e l’INPS possono accedere ai conti deposito dei richiedenti per verificare se ne abbiano effettivamente diritto o se la loro richiesta è campata per aria. Uno dei requisiti del reddito di cittadinanza, infatti, è avere un patrimonio mobiliare inferiore ai 6.000 euro. Questo limite viene alzato di 2.000 euro per ogni membro familiare successivo al primo (con un limite massimo di 10.000 euro) e di 1.000 euro per ogni figlio successivo al primo. Inoltre, è possibile aumentare di ulteriori 5.000 euro nel caso in cui all’interno del nucleo familiare sia presente una persona con disabilità. In caso di dichiarazioni false oppure omissive non solo si perderà il diritto al RdC, ma si rischia una condanna fino a 6 mesi di reclusione.

Ma chi può accedere al conto corrente dei richiedenti del reddito di cittadinanza (e, più in generale, dei contribuenti italiani) e verificare che tutto sia in regola? Secondo una ricerca condotta dal sito SoSTariffe.it, la Guardia di Finanza e gli enti preposti al controllo fiscale e tributario (Agenzia delle Entrate, INPS, Commissione Tributaria) possono controllare non solo il saldo e i movimenti del conto corrente, ma anche monitorare conti deposito, le carte di credito, i prodotti finanziari, le obbligazioni e i buoni fruttiferi. Per farlo, la Guardia di Finanza avrà bisogno dell’autorizzazione del Comando regionale, mentre l’Agenzia delle Entrate dovrà ottenere il nulla osta del Direttore generale o regionale. Ovviamente, i controlli saranno anonimi e non riceverete nessun avviso.

Nella stessa ricerca si evidenzia però un limite di questi controlli. Le banche e gli istituti di credito, infatti, potrebbero vedersi recapitare reclami per eventuali violazioni del GDPR, il regolamento europeo per la protezione della privacy entrato in vigore il 25 maggio 2018. Le informazioni bancarie sono dati sensibili e personali: la banca dovrà dunque essere in grado di dimostrare che cosa è stato fatto per conservare e proteggere i dati dei loro clienti e come questi ultimi sono stati informati sulle modalità di trattamento delle loro informazioni personali.

Lo scorso febbraio, a tal proposito, il Garante della privacy aveva inviato una memoria alla Commissione Lavoro del Senato, nella quale si evidenziavano alcune criticità rispetto al trattamento dei dati personali da parte degli istituti di credito. Tra le altre cose, il Garante ha segnalato problemi rispetto al sito web governativo per il reddito di cittadinanza. “Il sito rivela, già nel suo attuale stato di sviluppo, alcune carenze, in particolare, nell’informativa sul trattamento dei dati e nelle modalità tecniche della sua implementazione (che, ad oggi, comportano un’indebita e non trasparente trasmissione a terzi dei dati di navigazione, quali indirizzi IP e orario di connessione, da parte dei visitatori del medesimo sito)”

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