Province: una tassa per finanziarle

Nero su bianco in un atto parlamentare approvato all’unanimità

Nella campagna elettorale delle promesse impossibili da mantenere, tutti i partiti e i movimenti politici parlano di tagli alle tasse, nelle diverse declinazioni. Ciò che nessuno dice è che un atto parlamentare approvato all’unanimità prevede una sorta di tassa per finanziare le province, che in teoria sarebbero duvute essere cancellate ma infine salvate dal referendum che ha fatto cadere il governo Renzi e nel frattempo trasformate in enti di secondo livello, cioè guidati a costo zero dai sindaci del territorio.

A metà gennaio, infatti, la riunione della Commissione sul federalismo fiscale, sia pure a camere sciolte, ha approvato l’atto ordinario della relazione semestrale. Il passaggio più importante viene riportato testualmente dal Corriere della Sera: “Al di là dell’emergenza, si pone una questione più generale: quale possa essere la fonte di finanziamento stabile e definitiva, oltre che sufficientemente omogenea sul territorio, per il sistema delle province”.

Tra il 2013 e il 2016 le entrate delle province sono scese del 43%, la loro spesa è precipitata del 47%. Ogni 100 euro incassati, 82 erano trattenuti dallo Stato e quindi non utilizzati per i servizi locali. Ma, nonostante il vento contrario, le province hanno ancora molto da fare: gestiscono 130 mila chilometri di strade e oltre 6 mila edifici scolastici. Mentre la loro principale fonte di finanziamento, l’imposta sull’assicurazione Rc auto, si sta prosciugando al ritmo del 10% l’anno, come sottolinea proprio la commissione.

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