Proposta choc: tasse più alte agli anziani, sconto per i giovani

L'idea rivoluzionaria di Tommaso Nannicini, Sottosegretario di Stato e consigliere di Matteo Renzi, anima il dibattito

Pagare le tasse in base all’età che si ha, aumentando il carico fiscale per le persone che hanno un’età più avanzata e quindi, ipoteticamente, una condizione finanziaria più stabile e decorosa e al contempo rendere più agevole il rapporto con l’erario per le nuove generazioni. L’idea di Tommaso Nannicini, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, vicino alle idee politiche di Matteo Renzi, ha il sapore della rivoluzione.

Qualcuno già pensa che la nuova proposta potrà essere uno dei pilastri della prossima campagna elettorale per le elezioni politiche, in modo da strizzare l’occhio a quei ragazzi in seria difficoltà economica che anno dopo anno diventano sempre più cospicui nel paese.

Nonostante i timidi segni di ripresa, la disoccupazione giovanile continua ad assestarsi su percentuali preoccupanti: 4 giovani su 10, tra i 15 e i 24 anni, non hanno un lavoro, mentre per i ragazzi fino ai 35 anni l’idea del posto fisso rimane solo una chimera. La maggior parte dei giovani deve fare i conti con un precariato dilagante che rende il sentimento di insicurezza endemico e difficilmente estirpabile. La sa bene la cosiddetta “generazione Neet”, quei ragazzi talmente disillusi che non sono né iscritti all’università né in cerca di un lavoro, bloccati in un limbo di apatia che vede scorrere via gli anni più produttivi della giovane linfa italiana.

L’obiettivo della nuova proposta è di ridurre la forbice fiscale e puntare su un contributo di solidarietà che parta dalle persone più mature per aiutare i più giovani a inserirsi nel mondo del lavoro. Contributo che verrebbe richiesto soprattutto a quei pensionati che a inizio mese ottengono cifre particolarmente generose.

L’idea piace alla fondazione Visentini, ente molto vicino all’Università Luiss, ateneo che ha forti legami con Confindustria. La proposta si fa forza sui recenti dati presentati da diversi studi: secondo le stime gli italiani riescono a ottenere un lavoro stabile solo attorno ai 40 anni a causa di un sistema che tiene lontano le giovani leve dagli impieghi per troppo tempo.

Ma il campo è minato e il “patto generazionale” potrebbe innescare una pericolosa reazione a catena, con ripercussioni politiche poco chiare.  La coperta delle finanze italiane è corta ed è necessario presentare una proposta che non scontenti troppo nemmeno i pensionati, visto che proprio sulle famiglie che si tengono in piedi sulla rendita vitalizia si regge oggi il destino dei ragazzi precari.

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