Pressione fiscale reale da record: è al 48% e per il 2019 potrebbe peggiorare

"Sebbene sia in calo dal 2014, la soglia raggiunta quest'anno rimane ancora ingiustificatamente elevata": la denuncia della CGIA

(Teleborsa) “Sui contribuenti italiani fedeli al fisco pesa una pressione fiscale “reale” che si attesta al 48,3%: 6,1 punti in più rispetto a quella ufficiale. Lo sostiene l’ufficio studi della Cgia. E sebbene sia in calo dal 2014, la soglia raggiunta quest’anno rimane ancora ingiustificatamente elevata”.

“Se alle troppe tassesottolinea il coordinatore dell’ufficio studi Paolo Zabeoaggiungiamo il peso oppressivo della burocrazia, l’inefficienza di una parte della nostra pubblica amministrazione e il gap infrastrutturale che ci separa dai nostri principali competitor economici, non c’è da stupirsi, come è emerso in questi giorni, che serpeggi un certo malessere soprattutto tra gli imprenditori del Nord-est. Tra le altre cose, a causa di tutte queste criticità continuiamo a rimanere il fanalino di coda in Ue per gli investimenti diretti esteri”.

Per l’Ocse infatti, spiega la Cgia,lo stock di investimenti diretti esteri in Italia in rapporto al Pil era al 21,4% nel 2017. Nessun altro paese europeo ha avuto un risultato inferiore al nostro. In altre parole continuiamo a non essere attrattivi”. “Oltre all’imponente sforzo economico – aggiunge il segretario Renato Mason – che anche quest’anno i contribuenti sono chiamati a sostenere, gli italiani devono sopportare anche un costo aggiuntivo legato alle difficoltà nell’adempiere agli obblighi tributari. Secondo gli ultimi dati della Banca mondiale, in Italia sono necessarie 238 ore all’anno per pagare le tasse, contro le 139 richieste in Francia e le 110 previste nel Regno Unito. Un gap che ci fa capire quanto la cattiva burocrazia presente nel nostro Paese abbia allungato ingiustificatamente i suoi tentacoli”.

E PER IL 2019 POTREBBE PEGGIORARE ANCORA – Le cattive notizie non finiscono qui. Sembra proprio, infatti, che al peggio non ci sia mai fine.  Per il 2019, infatti,  la pressione fiscale potrebbe tornare ad aumentare sia perché la crescita del Pil è data in frenata da tutti gli organismi internazionali sia a seguito di un possibile aumento del prelievo fiscale. Nel caso, infatti, non si dovessero trovare 12,4 miliardi di euro, dal 1 gennaio 2019 l’aliquota Iva, attualmente al 10 per cento, salirebbe all’11,5 per cento; altresì, quella attuale del 22 per cento schizzerebbe addirittura al 24,2 per cento.

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