Partite Iva, Flat tax: salta l’estensione fino a 100mila euro?

Il governo a corto di fondi per la manovra potrebbe destinare altrove gli oltre 2 miliardi di dote

Se la Flat tax al 15% come paradigma fiscale è stato archiviato, in cambio di un probabile intervento sul cuneo fiscale e sull’Irpef, resta in sospeso la questione relativa alle Partite Iva. L’imposta secca al 20% per le Partite Iva con ricavi fino a 100mila euro attende ancora il via libera da Bruxelles.

Il nuovo governo, come sottolineano Marco Mobili e Giovanni Parente su Il Sole 24 Ore, deve infatti confrontarsi col “divario fra circa 2 milioni di partite Iva che con 65mila euro di fatturato applicano un’imposta sostitutiva piatta del 15% o del 5% per chi avvia una nuova attività (con un’impennata nei primi sei mesi del 2019 in cui quasi una partita Iva su due ha scelto il regime agevolato) e lavoratori dipendenti e pensionati che con redditi di importo molto inferiore hanno un prelievo che oggi e per almeno un altro anno ancora partirà dal 23 per cento”.

Il rischio di un addio alla fase 2 della flat tax per le partite Iva prevista dalla manovra gialloverde dello scorso anno – con debutto dal 1° gennaio – potrebbe diventare realtà per chi è pronto a cogliere i vantaggi della tassazione fissa al 20% per la parte di ricavi o compensi tra 65mila e 100mila euro.

Un regime agevolato che, se rimodulato tramite tax expenditures o una più incisiva lotta all’evasione, potrebbe rimettere in gioco nell’arco del prossimo triennio complessivamente oltre 2,1 miliardi.

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