Partita Iva: cosa prevede e chi può accedere al regime ordinario

Cos’è il regime ordinario, e quali sono i modi per accedervi quando si apre la partita Iva

Quando un lavoratore autonomo deve aprire la partita Iva, ha di fronte a sé due possibilità: accedere al regime ordinario o forfettario. Il primo è indubbiamente meno vantaggioso rispetto al secondo, perché prevede dei costi più elevati e diversi obblighi da ottemperare. Siete in dubbio su quale dei due faccia al caso vostro? Ecco quando un professionista deve iscriversi al regime ordinario.

Perché, potendo scegliere, un lavoratore dovrebbe accedere al regime ordinario invece del forfettario? Diciamo che questa non è proprio una decisione libera: per iscriversi al sistema più agevolato, infatti, bisogna rispettare dei requisiti molto stretti in termini di reddito, fatturazione e guadagno. Se questi non sono soddisfatti, il professionista che deve aprire la partita Iva può accedere solo al regime ordinario. Se da una parte questo non pone limiti per la fatture da emettere, dall’altra si soffre di grandi decurtazioni a seconda del reddito, che aumentano mano a mano che si arriva nelle fasce più alte.

Ovviamente la maggior parte delle persone cercano d’iscriversi al forfettario, ma a volte non è possibile. La legge prevede che si debba iscrivere al regime ordinario: il lavoratore che durante l’anno fatturi più di 50mila euro, chi ha avuto un reddito da lavoratore dipendente superiore a 30mila euro, chi ha sostenuto costi per dipendenti e collaboratori superiori a 5mila euro, e chi ha acquistato beni strumentali per un importo superiore a 20mila euro. Chi si trova nel regime forfettario e supera anche solo una di queste soglie, passa in automatico al regime ordinario.

Chi fa parte del regime ordinario ha una tassazione più elevata, è soggetto al pagamento dell’Iva, della ritenuta d’acconto, e non ha diritto alla semplificazione contabile. È quindi obbligato a registrare le fatture, a inviare lo Spesometro, la dichiarazione Iva trimestrale e annuale. Per quanto riguarda il pagamento dell’imposta sostitutiva (IRPEF), questa varia in base al reddito. Tra i 0 e i 15mila euro corrisponde al 23%, tra i 15.001 e i 28mila euro al 27%, tra i 28.001 e i 55mila euro al 38%, tra i 55.001 e i 75mila euro al 41%, sopra ai 75mila euro al 43%.

È chiaro che solo chi ha redditi molto elevati deve accedere al regime ordinario, altrimenti non conviene. Sono costretti a iscriversi, invece, le società di capitali e altri enti simili, e gli enti pubblici e privati.

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