Paradisi fiscali, Pandora Papers: svelati i tesori offshore di politici e vip

Dall'ex Premier Tony Blair a Shakira: i nomi

Si chiama Pandora papers, l’ultima inchiesta giornalistica internazionale, coordinata dall’International Consortium of Investigative Journalists (Icij), destinata a scoperchiare, appunto, un vero e proprio vaso di Pandora.

 

Pandora Papers, i segreti fiscali di politici e vip

 

Lunghissimo l’elenco di politici e i vip coinvolti nell’inchiesta che, cinque anni dopo i “Panama Papers”, fotografa le cassaforti segrete di leader mondiali,  vip e miliardari del Pianeta nascoste nei paradisi fiscali: dal re di Giordania Abdallah II all’ex Premier britannico Tony Blair, ma anche il Presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, fino a  Julio Iglesias e Shakira 

Analizzate nella maxi inchiesta 14 diverse entità di servizi finanziari in Paesi e territori, dalla Svizzera alle Isole Vergini Britanniche passando per Cipro. Tantissimi i documenti scandagliati, datati fra il 1996 e il 2020, anche se alcuni risalgono addirittura agli anni 70.

Da Blair a Shakira, i nomi

I file svelano come il Re di Giordania Abdullah, avrebbe usato varie società fantasma per acquistare per oltre 100 milioni di dollari proprietà di lusso a Malibu, in California, a Londra e a Washington.  Il Presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e alcuni dei suoi stretti familiari avrebbero creato diverse entità offshore per nascondere denaro e beni immobiliari per oltre 30 milioni di dollari.

Nel mirino dei Pandora Papers anche l’ex Premier britannico Tony Blair e sua moglie Cheire  che avrebbero risparmiato centinaia di migliaia di sterline in tasse sulla proprietà con l’acquisto di un edificio per uffici a Londra tramite una società offshore. Nelle carte spuntano anche nomi della cerchia più ristretta del presidente russo, Vladimir Putin, il cui nome non compare mai.

 

Nei fascicoli dell’inchiesta compaiono anche tanti volti noti: dal cantante spagnolo Julio Iglesias, l’ex top model tedesca Claudia Schiffer e la cantante Shakira. C’è anche il boss Raffaele Amato: ‘o Lello’, arrestato nel 2005.

I  risultati dell’inchiesta sono il frutto del  lavoro collettivo di oltre 600 giornalisti di 150 testate  internazionali da 117 diverse nazioni – tra cui l’Espresso in esclusiva per l’Italia – che, per oltre due anni, hanno lavorato insieme, scambiandosi documenti, fotografie e contatti, su una piattaforma  informatica messa a punto dal consorzio.

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