Paradisi fiscali addio, nuovo standard OCSE contro il segreto bancario

Il Common Reporting Standard dichiara guerra ai paradisi fiscali difensori del segreto bancario

a cura di 
Fisco 7

Lo scorso 21 settembre il G20 ha approvato il piano OCSE di attuazione dello standard globale per lo scambio automatico di informazioni tributarie, il Common Reporting Standard (CRS). Dal 2017 gli Stati inizieranno a scambiarsi informazioni tra loro in modo automatico.

I Paesi del G20, riuniti a Cairns (Australia), hanno appoggiato il piano elaborato dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) che stabilisce i nuovi standard globali per lo scambio di informazioni in materia fiscale. Si tratta di uno strumento volto a contrastare l’evasione e l’elusione fiscale da parte delle multinazionali, le quali, molto spesso, mettono in atto pratiche aggressive finalizzate allo spostamento artificiale degli utili verso Paesi a basso carico fiscale, erodendo in tal modo la base imponibile. Una prassi molto diffusa, infatti, è quella di stabilire sedi in Paesi con fiscalità più leggera e, attraverso la creazione di strutture societarie che consentono di far sparire enormi quote di flussi di denaro, dichiarare al fisco cifre irrisorie.

Lo scambio automatico di informazioni consentirà alle autorità fiscali degli Stati di inviarsi dati relativi ai contribuenti residenti. In base allo standard globale approvato dal G20, infatti, i governi sono chiamati a ottenere informazioni dettagliate dalle istituzioni finanziarie delle proprie giurisdizioni, per poi scambiarle fra di loro annualmente e in modo automatico. Le informazioni oggetto di scambio automatico sono quelle relative a conti bancari, compresi saldi, interessi, dividendi e finanche proventi delle cessioni di attività finanziarie, sia riferiti a persone fisiche sia riferiti a persone giuridiche, compresi i trust e le fondazioni.

 A livello operativo, il piano, che l’OCSE ha sviluppato in accordo con lo stesso G20, troverà attuazione tra il 2017 e il 2018, periodo in cui circa 40 Paesi inizieranno a scambiarsi informazioni tributarie in modo automatico tra loro.

In particolare, troverà applicazione il CRS (Common Reporting Standard), sviluppato a inizio anno dall’OCSE e, successivamente, ricompreso all’interno degli standard globali elaborati in luglio. Tale testo stabilisce le regole per le segnalazioni e quelle sulla cosiddetta due diligence. È previsto che siano le autorità fiscali dei singoli Paesi (per l’Italia l’Agenzia delle Entrate) a raccogliere le segnalazioni da parte delle istituzioni finanziarie, per poi procedere allo scambio di informazioni con le autorità degli altri Paesi.

I vantaggi dello scambio automatico di informazioni, a detta della stessa OCSE, sono:

·         fornisce informazioni tempestive su casi di evasione, siano essi derivanti da ritorni di investimento ovvero da sottostanti pagamenti;

·         rende possibile l’individuazione di casi di non conformità, anche quando le amministrazioni fiscali non ne abbiano mai avuto indicazione;

·         ha effetto deterrente, aumentando le regolarizzazioni volontarie e incoraggiando i contribuenti a comunicare informazioni rilevanti;

·         aiuta ad educare i contribuenti ad adempiere ai propri obblighi, aumentando il gettito fiscale e portando così all’equità, in modo tale che tutti paghino il loro giusto contributo alle tasse.

L’approvazione del piano OCSE è stata salutata con favore dal mondo politico-istituzionale, che ravvede nello strumento dello scambio automatico di informazioni tributarie una potente arma di contrasto contro l’evasione e l’elusione fiscale, soprattutto nell’ottica della creazione di un approccio internazionale coordinato in tal senso. Si è parlato di riforma strutturale internazionale e di passo importante per modernizzare i sistemi fiscali. Non ci resta, ora, che attendere pazientemente il 2017 per vedere all’opera le regole stabilite, e verificare, nei fatti, la bontà del piano di azione.

Federico Di Bella – Centro Studi CGN

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