Nuova Tari, in bolletta i costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti: le novità

Al vaglio la riforma della Tari, per rendere trasparenti i costi a carico dei contribuenti

Quanto si paga effettivamente per la Tari, la tassa sui rifiuti? Con la riforma in atto si vogliono rendere trasparenti i costi a carico di cittadini e imprese.

La tassa sui rifiuti Tari, in realtà una tariffa pagata per un servizio, quello di raccolta, smaltimento dei rifiuti e pulizia urbana, diventerà più trasparente ed efficiente grazie alla riforma che punta a indicare in bolletta i costi effettivi del servizio e a stabilirne il prezzo giusto.

La Tari deve o dovrebbe coprire integralmente le spese sostenute dai Comuni per fornire il servizio di igiene urbana (raccolta e smaltimento dei rifiuti, pulizia e lavaggio delle strade), senza gravare sulla fiscalità generale. Mancando, tuttavia, degli indicatori per calcolare il “prezzo giusto” del servizio, il rischio è che sul conto finale presentato a famiglie e imprese vengano caricati anche i costi inefficienti.

Non è raro, infatti, che nei Comuni dove la raccolta dei rifiuti non funziona, i contribuenti debbano pagare una Tari elevata, perché pagano l’inefficienza del servizio. Negli anni, poi, per le utenze non domestiche, ovvero quelle di imprese ed esercizi commerciali, il “metodo normalizzato” di determinazione delle tariffe e soprattutto le relative deroghe hanno dato luogo a enormi difformità nell’importo della Tari da un Comune all’altro, anche tra le stesse tipologie di utenza e a parità di produzione dei rifiuti.

Le tariffe possono variare di molto tra Comuni anche senza ragioni valide. Per questo motivo è importante stabilire dei parametri che calcolino il prezzo giusto della tariffa e indicare sulla bolletta, come avviene per quella dell’acqua, tutte le voci di costo. In questo modo gli utenti sanno per cosa pagano e quanto pagano.

A questo proposito, l’Arera, l’Autorità per l’Energia e l’Ambiente, ha redatto due documenti con le indicazioni per la riforma della Tari, posti in consultazione per operatori, aziende ed enti locali. Ci sarà tempo fino al 16 settembre per inviare proposte e pareri, soprattutto di carattere tecnico.

L’obiettivo della riforma è quello di mettere ordine al caos delle tariffe e rendere le bollette trasparenti per gli utenti. Un progetto ambizioso e difficile ma non impossibile. L’Arera punta a realizzare interventi graduali e diversificati sul territorio, per una riforma uniforme che eviti gli sbalzi tariffari.

Con la nuova Tari si vuole delineare una nuova struttura delle tariffe, indicando il costo efficiente dei diversi servizi di igiene urbana, individuati in quattro settori principali: spazzamento e lavaggio strade, raccolta e trasporto dei rifiuti, riscossione e rapporto con gli utenti, trattamento, recupero e smaltimento. In merito a questi servizi saranno indicati quattro schemi tariffari, tra cui gli enti locali potranno scegliere quali applicare.

L’obiettivo finale è quello di presentare agli utenti una bolletta della Tari che sia il più possibile trasparente e coerente con le spese effettive sostenute per il servizio. I gestori, inoltre, dovranno comunicare in modo chiaro agli utenti anche tutte le variazioni importanti di spese e servizi.

Nelle bollette dovranno essere indicati, insieme ai criteri di calcolo delle tariffe e alle modalità di pagamento, anche le informazioni sulle modalità di erogazione del servizio, gli obiettivi di tutela ambientale e i loro risultati, infine i recapiti a cui rivolgersi per sporgere eventuali reclami.

L’altro cambiamento importante riguarda l’evasione della Tari. Finora la tassa sui rifiuti non riscossa dai Comuni veniva scaricata sugli altri utenti. Con la riforma questo passaggio potrà avvenire solo dopo che il gestore del servizio o il Comune avrà tentato senza successo tutti i modi, amministrativi e giudiziali, per il recupero della tassa evasa.

Se l’iter della riforma procederà regolarmente, la nuova Tari dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2020.

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