Nuova Imu in arrivo, fusione di quella attuale con la Tasi: cosa prevede

Obiettivo della nuova Imu è la semplificazione in un unico testo normativo. Ma si lavora anche a sconti mirati per stabili occupati, negozi sfitti e capannoni chiusi

Si torna a parlare della cosidetta “nuova Imu”. La proposta di legge depositata alla Camera lo scorso dicembre, che prevede la fusione tra Imu e Tasi, è attualmente in audizione davanti alla Commissione Finanze della Camera, dove sono stati ascoltati tra gli altri Confedilizia e Ance.

COS’È – Un’unica imposta che dovrebbe diventare la tassa principale su seconde case e immobili aziendali. Il piano, come spiegato da Alberto Gusmeroli (Lega) vice presidente della commissione Finanze della Camera e primo firmatario del testo, prevede una semplificazione nella determinazione dell’imposta con un unico testo normativo che disciplina le imposte dirette locali sugli immobili.

IPOTESI SGRAVI PER ALCUNE TIPOLOGIE IMMOBILIARI – Non solo semplificazioni, la nuova Imu adesso punta a prevedere sconti mirati per alcune categorie di immobili, in particolare case sfitte o occupate abusivamente o ancora capannoni delle imprese che hanno chiuso la produzione.

OBIETTIVO – Obiettivo della nuova Imu è semplificare e ricondurre a un unico testo normativo la disciplina dell’imposizione immobiliare diretta locale.
Secondo i dati forniti dal MEF, il gettito complessivo è di oltre 17 miliardi di euro (16 miliardi e 190 milioni per l’IMU e un miliardo e 136 milioni per la TASI).

L’imposta va a definire come regime per l’aliquota massima il 10,6 per mille come somma delle due tasse. “L’idea è fare un’unica imposta, neutra. Insomma, semplificare oggi per ridurre l’imposta domani – aggiunge Gusmeroli – . È un mix virtuoso. Ridurre la tassazione e semplificare i sistemi è il modo migliore per far emergere il sommerso e far crescere l’economia”.

LA NUOVA IMU, I PUNTI – La proposta di legge si compone di tredici articoli. L’obiettivo è riformare complessivamente l’imposizione immobiliare comunale nell’ottica di semplificarla, unificando l’Imu e la Tasi, secondo i seguenti princìpi:

  • la tendenziale invarianza di gettito, che deve tenere conto anche dell’innalzamento della percentuale di deducibilità introdotta dal disegno di legge di Bilancio;
  • la necessità di definire a regime l’aliquota massima al 10,6 per mille: in considerazione del fatto che attualmente circa 1.000 comuni applicano la maggiorazione dello 0,80 per mille con riferimento alla Tasi, occorre dunque individuare soluzioni condivise con le amministrazioni locali che, non sottraendo risorse ai comuni e al contempo non innalzando la pressione fiscale sui contribuenti, stabiliscano la misura dell’imposta a regime, eliminando situazioni transitorie che si trascinano di anno in anno generando disparità di trattamento sia fra le amministrazioni che fra i contribuenti;
  • una semplificazione del rapporto degli enti locali con i cittadini, che consenta a tutti i comuni di inviare ai contribuenti un bollettino precompilato per il pagamento delle imposte immobiliari locali;
  • la semplificazione anche delle delibere comunali in materia di imposte immobiliari, con lo scopo di predisporre un modello uniforme e semplificato di delibera in materia di tassazione immobiliare locale, che faciliti l’azione degli amministratori e, al contempo, consenta al Ministero dell’Economia e delle Finanze di raccogliere e catalogare uniformemente i dati provenienti dai comuni, con finalità ricognitive e informative.

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