“Netflix non paga le tasse”: indaga la Procura di Milano

Il colosso dello streaming tv è finito nel mirino della magistratura per omessa dichiarazione

Aperta dalla Procura di Milano una maxi inchiesta a carico di Netflix per tasse non pagate.

Come tanti altri colossi del web, anche Netflix opera in Italia ma paga le tasse altrove. Il servizio di streaming online di film e serie tv in abbonamento è popolarissimo da noi, con numerosi utenti iscritti, tuttavia non versa neppure un centesimo di imposte al nostro Stato. Non presenta nemmeno una dichiarazione dei redditi.

Per il Fisco italiano è come se Netflix non esistesse. Eppure la società americana trasmette in Italia, avvalendosi dei server e dei cavi a fibra ottica della rete internet italiana per raggiungere i suoi abbonati. Pertanto la magistratura di Milano ha aperto un’indagine sulla società per omessa dichiarazione dei redditi, un reato tributario per il quale è prevista la reclusione da 1 a 3 anni.

Netflix non ha una sede né dipendenti in Italia, ma nel nostro Paese incassa milioni di euro di profitti dal suo servizio di streaming online di film e serie tv. Infatti, osserva la Procura di Milano, si può individuare una forma di “organizzazione stabile materiale” della società americana nel territorio italiano per il fatto che utilizza nel nostro Paese le reti di trasmissione e i computer che processano i dati dei contenuti video ed elaborano gli algoritmi per la profilazione dei clienti e dell’offerta.

È come se Netflix avesse a tutti gli effetti una attività commerciale in Italia, per questo motivo deve presentare la dichiarazione di quanto incassato nel nostro Paese e pagare su questi profitti le tasse.

L’inchiesta nei confronti della società americana è condotta dal Nucleo di Polizia economico finanziario della Guardia di Finanza e coordinata dal pm Gaetano Ruta.

A differenza degli altri colossi del web come Google, Facebook, Apple, Amazon e delle inchieste nei loro confronti, nel caso di Netflix non si può parare di stabile organizzazione di persone nascosta al Fisco, perché non esiste. Nel nostro Paese, infatti, non sono presenti strutture o persone fisiche che contribuiscano al business della società, ad esempio con attività di promozione e vendita.

Comunque si può parlare di stabile organizzazione materiale occulta, perché Netflix in Italia si avvale di tutta una serie di strutture tecnologiche, dalle fibre ottiche ai server, che di fatto la rendono un’attività commerciale presente nel territorio italiano, pur avendo la sede legale europea ad Amsterdam, dove beneficia di consistenti sconti fiscali.

Secondo la magistratura Netflix ha in Italia una “sede fissa di affari per mezzo della quale esercita in tutto o in parte la sua attività”, quindi deve pagare le tasse nel nostro Paese.

La società di videostreaming americana è arrivata in Italia nel 2015 e fino al 2018 aveva raggiunto 1,4 milioni di abbonati, secondo una stima di Comparitech. L’obiettivo è quello di raggiungere i 2 milioni entro la fine dell’anno.

Da questi numeri si può comprendere l’importanza del giro di affari della società e perché il Fisco punti ad ottenere il pagamento delle tasse. Uno studio ha quantificato le perdite per lo Stato italiano a  causa della mancata riscossione delle imposte dalle multinazionali digitali che trasferiscono sedi e profitti nel paradisi fiscali.

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